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martedì 2 dicembre 2008

Uomini e gentiluomini

Leggendo l'articolo che il Corriere della Sera di oggi dedica alla Fiera del Libro di Guadalajara sono rimasto perplesso. Ranieri Polese, autore dell'articolo, riporta con sarcasmo i già sarcastici commenti dei giornali messicani alla visita lampo di Franco Frattini alla Fiera. Non mi stupisce che i quotidiani locali ci siano rimati mali nel vedere che il ministro degli Esteri del Paese ospite d'onore della Fiera si sia trattenuto appena 25 minuti ("di cui 20 dedicati al suo discorso") e sia andato via di corsa, ma mi stupisce che un giornalista come Ranieri Polese non si sia preso la briga di scoprire il perché di tanta fretta. Gli sarebbe bastato chiamare il suo collega degli Esteri, Maurizio Caprara, esperto di Farnesina, che in quattro e quattr'otto gli avrebbe spiegato il perché e il percome. O magari dare un'occhiata alle quattro-agenzie-quattro che alla fretta di Frattini hanno dedicato un lancio. Ma Ranieri Polese non ha ritenuto che fosse il caso di perdere tempo in queste quisquilie e si è molto divertito a trarre ispirazione dai titoli dei giornali messicani.
Ora io vi racconto come sono andate le cose dato che ero lì e - a differenza di Ranieri Polese - sono uno che il perché delle cose se lo chiede e lo chiede.
In origine la partecipazione di Frattini a Guadalajara prevedeva una tavola rotonda in apertura di Fiera con il presidente messicano Calderon, il premio Nobel Gabriel Garcia Marquez e lo scrittore Carlos Fuentes. Un'occasione ghiotta per noi giornalisti e una dimostrazione di rispetto e di stima da parte di esponenti di spicco del mondo politico e della letteratura latino-americana. Ma evidente non era una missione baciata dalla fortuna e quando già eravamo a Città del Messico sono cominciate ad arrivare le sorprese. Per prima è arrivata la disdetta di Calderon, che ha fatto sapere di non poter partecipare. Poi, con varie scuse, quella di Garcia Marquez e di Fuentes.
Ora immaginate una situazione come questa: un amico vi invita a mangiare una pizza per farvi conoscere altri suoi due amici. Poi però dà buca e con lui gli altri due e voi restate a mangiare con il pizzettaro. Non sarebbe una cosa carina, no? Bene: è più o meno quello che è successo, tanto che noi giornalisti ci siamo chiesti perché Frattini non desse un bel calcio nel sedere a tutta la baracca e se ne tornasse a Roma senza passare da Guadalajara. Ma Franco Frattini è un gentiluomo, mentre evidentemente noi giornalisti - non escluso Ranieri Polese - siamo troppo pronti a indispettirci al primo soffiar di brezza contraria.
E qui viene il colpo di scena, perché Frattini aveva ben più di una ragione per saltare la tappa alla Fiera. A Città del Messico, infatti, abbiamo saputo di un guasto all'aereo di stato. Nulla di grave: un'avaria che ci avrebbe permesso di volare sulla terra, ma sconsigliava una transvolata oceanica. Alla velocità della luce il cerimoniale della Farnesina si è mosso per organizzare il rientro con un volo di linea. Avremmo potuto restare a Città del Messico e partire con un Iberia dopo qualche ora, ma Frattini, che è un gentiluomo, ha detto che sarebbe stato scortese dare buca alla Fiera che ci aveva eletto - primo Paese non di lingua spagnola - ospite d'onore e ha insistito per partecipare, anche solo per pochi minuti, alla kermesse alla quale prendono parte tralaltro 120 scrittori e accademici italiani e 60 case editrici nostrane.
Quindi: di corsa a Guadalajara per un intervento - per quanto fulmineo - di fronte a una marea di gente e al fianco del presidente della Fiera, del governatore dello stato e di un autore premiato. Poi di corsa nel New Jersey per prendere in tempo l'ultimo volo utile per l'Italia: l'Alitalia delle 19,40 da Newark.
Ma non è finita. Il cerimoniale e l'ambasciata a Washington hanno fatto i salti mortali per assicurarsi che su quel volo trovasse posto tutta la delegazione e cioè non solo il ministro e il suo staff e la scorta, ma anche i giornalisti al seguito: in totale 23 persone. "O si parte tutti" aveva detto Frattini, "o non parte nessuno".
Normale? Non direi. Perché c'è un precedente che dimostra il contrario. Il 21 dicembre del 2007 ero a New York al seguito dell'allora ministro degli Esteri Massimo D'Alema per il voto in Assemblea dell'Onu sulla pena di morte. Al momento del rientro, però, qualche genio dell'aeroporto di Westchester - upstate New York - ha sbattuto l'Airbus della presidenza del consiglio contro un cumulo di neve e ha abbozzato una gondola motore. Morale, non si poteva più partire. Capita l'antifona, conoscendo i nostri polli e considerando che si era alla vigilia delle vacanze di Natale, io e gli altri colleghi ci siamo messi a smanettare su internet alla ricerca di un posto su qualunque aereo che ci riportasse in Italia o almeno in Europa. Ma uno dello staff di D'Alema ci ha fermato: dovevamo lasciar fare a loro perché loro avrebbero pensato a tutto e tutti. Qualche ora dopo, però, abbiamo visto il ministro e sua moglie sgattaiolare via alla velocità della luce verso una macchina in attesa. Cosa stava succedendo? Lo stesso tizio dello staff ci ha detto che erano riusciti a trovare solo due posti per il ministro e la consorte e che stava correndo al Jfk per imbarcarsi.
E noi? Il tizio ha allargato le braccia come a dire "ognuno per e Dio per tutti". Peccato però che nel frattempo i voli che avevamo individuato e che non ci avevano fatto prenotare erano già chiusi o belli e partiti, così noi ci siamo trovati in mezzo alla neve ad arrangiarci da soli. O, in alternativa, spendere circa tremila euro per un rientro via Venezia. C'era chi, come me, doveva prendere un traghetto per andare in vacanza; chi aveva lasciato le bambine alla babysitter; chi doveva partire per un'altra missione nel giro di 24 ore. Abbiamo dovuto sganciare cento dollari per tornare a Manhattan e abbiamo pagato un'altra notte d'albergo durante la quale non abbiamo dormito perché l'abbiamo passata a cercare un volo per tornare in Italia. Ci siamo riusciti, ma a cifre folli, anche se non i tremila euro che ci erano stati prospettati.
A questo pensavo quando ho sentito Frattini dire "o tutti o nessuno" e a questo ho ripensato leggendo il sarcastico articolo di Ranieri Polese. Mi domando se, di fronte alla prospettiva di una notte in aeroporto e otto ore in classe economica (cose cui non credo gli inviati della cultura del Corriere siano abituati) avrebbe avuto voglia di essere ancora così sarcastico.
Ma si sa: ci sono uomini e gentiluomini.

4 commenti:

Chris ha detto...

Buonasera.

Ho letto con attenzione il suo resoconto. Ne emerge chiaramente la premura che il ministro ha dimostrato verso la sua delegazione.

Riesce però a fornire qualche elemento sul mancato incontro con il presidente e con Marquez? Sembra un brutto gesto verso il capo della nostra diplomazia. Degli altri rilevi mossi al ministro, lei che c'era, che cosa ci può dire?

Grazie.

Chris

Aetius ha detto...

Ho sollevato la questione su Facebook direttamente a Franco Frattini che mi ha risposto in questo modo

Franco Frattini wrote at 3:07pm
“Ragazzi, pensate. Decido di andare lo stesso in Messico, nonostante metà missione sia stata cancellata dagli eventi sfortunati che hanno colpito Panama (un terribile alluvione). Dopo 13 ore di volo arrivo nel cuor della notte in Messico e il giorno dopo faccio le visite istituzionali con le autorità messicane e la mia collega, etc. Purtroppo mi ... Read Moredicono che tanto il capo dello Stato quanto la ministra Espinosa non potranno presenziare a questa cerimonia inaugurale della Fiera del libro cui l’Italia è invitata come ospite d’onore. E’ un peccato, mi dico, il Ministro degli Esteri italiano è venuto a Guadalajara per manifestare il proprio ringraziamento al Messico per questo riconoscimento importante e per stare con i suoi connazionali del mondo della cultura almeno in questa occasione. Il giorno dopo al momento della partenza ci comunicano che il nostro aereo ha un’avaria che non consente il rischio della trasvolata oceanica. Non sono solo io sull’aereoCi sono molte altre persone e molti giornalisti che non possono cambiare i loro programmi. Ma costi quel che costi devo andare a Guadalajara. Ci andiamo, ma possiamo starci poco perché poi ci sarà l... Read More’odissea di un rientro non programmato e con i voli da cercare. Passando per New York. Arriviamo in Italia 15 ore dopo. Ce la facciamo. La platea applaude generosamente il mio discorso, poi lo speaker in un modo un poco goffo spiega le ragioni per cui mi dovrò allontanare, cioè la verità di un guasto al nostro aereo. In serata uscirà un’agenzia gentile che dice anche come noi si sia voluto volare Alitalia. Credete che “repubblica” e “Corsera” abbiano scritto questo? Hanno scritto che Gabriel Garcia Marquez si era rifiutato di sedere sul palco con me (e se fosse stato vero sarebbe stata una notizia “mondiale”) e che me ne stavo sul palco a rispondere a telefonate (non tocco mai cellulare in pubblico). Per fortuna un giornalista, Ugo Barbara, ha scritto una diversa testimonianza”.

http://www.facebook.com/inbox/?ref=mb#/profile.php?id=1590377777&ref=ts

Ugo Barbàra ha detto...

Mi si chiede di raccontare di più su Guadalajara, ma non ho molto da aggiungere. Posso dire che non mi è sembrato di vedere il ministro Frattini parlare al telefonino durante la cerimonia, ma nei pochi minuti che siamo stati lì sono stato in sala stampa a cercare di trasmettere un pezzo. In realtà mi sembra improbabile che - data l'esiguità del tempo e la fretta che avevamo - sarebbe riuscito a mettersi a parlare a telefono. Non ce l'ho fatta io che non dovevo neppure tenere un discorso!
Riguardo l'assenza del presidente Calderòn e della ministra degli Esteri Cantellano, ho saputo che erano impegnati nelle celebrazioni del primo anniversario del loro governo. Sulle assenze di Marquez e Fuentes non so proprio che dire, ma cercherò di scoprire qualcosa.

Pasquale Ferrara ha detto...

Caro Ugo,
ho letto la tua puntuale ed oggettiva ricostruzione dell'episodio del guasto dell'aereo di Stato in Messico e del brusco cambio di programma che ci ha coinvolti tutti, delegazione e giornalisti. Condivido la tua valutazione della grande cortesia e sensibilita' dimostrata dal Ministro Frattini, che ha dato disposizioni di trovare una soluzione di cui potessero avvalersi tutti indistintamente per il rientro in Italia.
Tuttavia, essendo io stato coinvolto anche nell'altro espisodio da te citato, e cioe' l'"ammaccatura" dell'aereo di Stato nel dicembre 2007 all'aeroporto di Westchester, devo dire che la tua ricostruzione di quella vicenda non corrisponde esattamente alla verita'. Fin dal primo momento, infatti, noi tutti della delegazione lavorammo per trovare una soluzione alternativa, che potesse consentire a tutti di rientrare con uno stesso aereo. Il periodo, come ricorderai, era pero' quello del week-end pre-natalizio, e gli aerei per l'Italia erano strapieni.
Fummo noi collaboratori di D'Alema a suggerirgli pertanto di cogliere l'occasione di un paio di posti che si erano liberati
su un volo e di rientrare in Italia, anche perche' l'ex Ministro aveva impegni per il giorno dopo. Per il resto, la storia narra che tutta la delegazione (tra cui io stesso e persino il Capo di Gabinetto, Amb.Nelli Feroci), rimase a New York una notte in piu' e riusci' a rientrare, esattamente come voi giornalisti, alla spicciolata, man mano che si trovavano posti sui voli per l'Italia.
Morale: prima di emettere voti in condotta (come direbbe la Gelmini), e' meglio disporre di tutti gli elementi. E soprattutto a situazioni diverse applicare diversi criteri di valutazione.
Grazie
Pasquale