Ieri mi sono concesso un moto di giornalismo trash in puro stile tabloid inglese. Dopo una estenuante ricerca ho trovato le statistiche sugli stupri commessi in Romania. La media è di circa mille l'anno. Tre al giorno. Uno ogni otto ore. E su questo ho fatto il titolo: "In Romania uno stupro ogni otto ore". Secondo una ricerca pubblicata all'epoca dell'uccisione della Reggiani, venne fuori che di stupri in Italia se ne compiono 13 al giorno. Ben più di uno ogni otto ore. Però la popolazione romena è un terzo di quella italiana, quindi facendo i conti della serva e senza nessuna concessione al buonismo si potrebbe ipotizzare che la media delle violenze in Romania è in linea con quelle in Italia. Un'interprete utilizzata dal Tribunale di Roma mi ha però detto una cosa illuminante: l'unica cosa che il governo italiano dovrebbe fare è di pretendere che i romeni condannati scontino la pena in un carcere romeno. Perchè lì la prigione è "una cosa seria" e chi finisce in galera non esce dopo cinque inuti con i pretesti più vari. E questo sposta l'attenzione su un altro tema che un giornalista serio e sicuramente non forcaiolo come Carlo Bonini ha affrontato oggi su Repubblica. La sua analisi dell'assurda decisione presa da un giudice di Bologna - che ora, giustamente, teme che il padre della ragazzina stuprata alla Caffarella gliela faccia pagare - la trovate qui. Con questo faccio ammenda per la mia concessione al trash british-style.
Due Madri - il booktrailer - in libreria dal 14 aprile
giovedì 19 febbraio 2009
mercoledì 11 febbraio 2009
L'ascensorista, Cambridge e la Normale di Pisa
Il signor T si fece coraggio e chiese al professor C se poteva parlargli. Il professore conosceva da anni il signor T: una brava persona, analfabeta senza essere ignorante, che si occupava della manutenzione di un meraviglioso esempio di abusivismo edilizio: l’ascensore che dal complesso residenziale portava direttamente alla spiaggia.
Il signor T era un po’ in imbarazzo,
ma un imbarazzo strano, quasi euforico, perché quello che aveva da raccontare lo emozionava e quello che aveva da chiedere lo metteva a disagio. Il professor C gli fece coraggio: cosa mai poteva essere? Sarebbe stato ben lieto di fargli un favore se gli fosse stato possibile. Ma il signor T si affrettò a scuotere la testa: non era di un favore che si trattava, ma di un consiglio.
Lo sguardo del professor C si fece più attento.
Ecco, prese a raccontare l’ascensorista, il fatto era che suo figlio si era diplomato brillantemente proprio quell’estate nell’Itc del Paese, unico istituto superiore nel raggio di decine di chilometri. Il professor C gli fece i complimenti, ma il signor T lo interruppe: non era questo il punto. Il figlio si era diplomato tanto brillantemente che l’Itc aveva deciso di coniare una medaglia d’oro per l’occasione.
Il professor C si congratulò ancora più vivacemente, lieto in cuor suo che almeno nella provincia remota si fosse mantenuta quell’usanza invece di protendere al continuo adeguamento al peggio che avrebbe finito per riversare nelle aule della sua facoltà torme di caproni che farcivano un compito di ‘cmq’ e di ‘xò’. Ma l’ascensorista lo interruppe ancora: non era nemmeno quello il punto.
Il professor C era sempre più curioso e un filino insofferente. Qual era allora il punto?
Il figlio dell’ascensorista analfabeta voleva provare a entrare alla Normale di Pisa.
L’espressione del professor C a questo punto si fece grave. Medaglia o no, entrare alla Normale di Pisa non era cosa facile. Il vero ostacolo era il diploma del ragazzo: la prestigiosa università privilegiava gli studenti provenienti dal Liceo Classico, al massimo dallo Scientifico. Ma era improbabile che un ragazzo uscito da un Itc potesse farcela.
Il signor T non si perse di coraggio: suo figlio poteva farcela, assicurò.
E se non ce l’avesse fatta? Obiettò il professor C.
Questo era il punto, disse il signor T. Cosa avrebbe potuto fare?
Il professor C ci pensò un po’ su. Se il ragazzo era così determinato c’era sempre la possibilità di iscriversi alla statale di Pisa.
Il signor T mise su un’espressione pensosa e andò via.
Per alcune estati il professor C non frequentò la casa al mare. Ma quando vi tornò, l’ascensorista era lì, analfabeta come sempre, ma con un sorriso ancora più
radioso. Il figlio, raccontò subito, non era entrato alla Normale perché non aveva passato lo scritto. Il professor C si domandò cosa ci fosse da sorridere e – come qualche anno prima – il signor T lo interruppe. Si era inscritto alla Facoltà di Fisica alla Statale e l’anno precedente si era laureato. Il professor C non ebbe il tempo di congratularsi che il signor T lo incalzò con un altro dettaglio. Una settimana prima di laurearsi aveva ricevuto una e-mail dall’Università di Cambridge. Qualcuno era interessato a tal punto alla sua tesi sulle nanotecnologie che l’ateneo era disposto a mandare un aereo privato a prenderlo se lui avesse accettato di illustrare quel progetto per un paio di giorni. Il ragazzo, entusiasta e incredulo, aveva chiesto consiglio al padre che non aveva avuto dubbi: bisognava andare, e di corsa.
Al termine dei giorni a Cambridge, un professore lo aveva preso da parte. Aveva una proposta da fargli: se avesse voluto, dopo la laurea avrebbe potuto avere un dottorato a Cambridge. Senza concorso né niente: non c’era tempo da perdere con quelle idiozie burocratiche. Il ragazzo era senza parole. Il professore aveva insistito: se voleva tempo per pensarci su, l’università gli avrebbe messo a disposizione vitto, alloggio, la biblioteca e un po’ di soldi. Ancora una volta il ragazzo aveva chiesto consiglio al padre e ancora una volta il padre non aveva avuto dubbi: bisognava accettare.
Il professor C era ormai contagiato dall’entusiasmo del signor T. Ma la storia dell’ascensorista non era ancora finita. L’ultima notizia era di pochi mesi prima, quando l’Unione europea aveva insignito il ragazzo del titolo di scientist.
Il professor C quasi applaudiva.
Ma non era questo che gli aveva dato più soddisfazione, aveva rivelato il padre. Il professor C non poteva immaginare davvero cos’altro potesse esserci. Gli rivolse uno sguardo interrogativo e il sorriso dell’ascensorista si fece più sottile. Quasi sornione.
La soddisfazione più grande era di pochi giorni prima: un invito a tenere una lezione alla Normale di Pisa.
Il signor T era un po’ in imbarazzo,
ma un imbarazzo strano, quasi euforico, perché quello che aveva da raccontare lo emozionava e quello che aveva da chiedere lo metteva a disagio. Il professor C gli fece coraggio: cosa mai poteva essere? Sarebbe stato ben lieto di fargli un favore se gli fosse stato possibile. Ma il signor T si affrettò a scuotere la testa: non era di un favore che si trattava, ma di un consiglio.Lo sguardo del professor C si fece più attento.
Ecco, prese a raccontare l’ascensorista, il fatto era che suo figlio si era diplomato brillantemente proprio quell’estate nell’Itc del Paese, unico istituto superiore nel raggio di decine di chilometri. Il professor C gli fece i complimenti, ma il signor T lo interruppe: non era questo il punto. Il figlio si era diplomato tanto brillantemente che l’Itc aveva deciso di coniare una medaglia d’oro per l’occasione.
Il professor C si congratulò ancora più vivacemente, lieto in cuor suo che almeno nella provincia remota si fosse mantenuta quell’usanza invece di protendere al continuo adeguamento al peggio che avrebbe finito per riversare nelle aule della sua facoltà torme di caproni che farcivano un compito di ‘cmq’ e di ‘xò’. Ma l’ascensorista lo interruppe ancora: non era nemmeno quello il punto.
Il professor C era sempre più curioso e un filino insofferente. Qual era allora il punto?
Il figlio dell’ascensorista analfabeta voleva provare a entrare alla Normale di Pisa.
L’espressione del professor C a questo punto si fece grave. Medaglia o no, entrare alla Normale di Pisa non era cosa facile. Il vero ostacolo era il diploma del ragazzo: la prestigiosa università privilegiava gli studenti provenienti dal Liceo Classico, al massimo dallo Scientifico. Ma era improbabile che un ragazzo uscito da un Itc potesse farcela.
Il signor T non si perse di coraggio: suo figlio poteva farcela, assicurò.
E se non ce l’avesse fatta? Obiettò il professor C.
Questo era il punto, disse il signor T. Cosa avrebbe potuto fare?
Il professor C ci pensò un po’ su. Se il ragazzo era così determinato c’era sempre la possibilità di iscriversi alla statale di Pisa.
Il signor T mise su un’espressione pensosa e andò via.
Per alcune estati il professor C non frequentò la casa al mare. Ma quando vi tornò, l’ascensorista era lì, analfabeta come sempre, ma con un sorriso ancora più
radioso. Il figlio, raccontò subito, non era entrato alla Normale perché non aveva passato lo scritto. Il professor C si domandò cosa ci fosse da sorridere e – come qualche anno prima – il signor T lo interruppe. Si era inscritto alla Facoltà di Fisica alla Statale e l’anno precedente si era laureato. Il professor C non ebbe il tempo di congratularsi che il signor T lo incalzò con un altro dettaglio. Una settimana prima di laurearsi aveva ricevuto una e-mail dall’Università di Cambridge. Qualcuno era interessato a tal punto alla sua tesi sulle nanotecnologie che l’ateneo era disposto a mandare un aereo privato a prenderlo se lui avesse accettato di illustrare quel progetto per un paio di giorni. Il ragazzo, entusiasta e incredulo, aveva chiesto consiglio al padre che non aveva avuto dubbi: bisognava andare, e di corsa.Al termine dei giorni a Cambridge, un professore lo aveva preso da parte. Aveva una proposta da fargli: se avesse voluto, dopo la laurea avrebbe potuto avere un dottorato a Cambridge. Senza concorso né niente: non c’era tempo da perdere con quelle idiozie burocratiche. Il ragazzo era senza parole. Il professore aveva insistito: se voleva tempo per pensarci su, l’università gli avrebbe messo a disposizione vitto, alloggio, la biblioteca e un po’ di soldi. Ancora una volta il ragazzo aveva chiesto consiglio al padre e ancora una volta il padre non aveva avuto dubbi: bisognava accettare.
Il professor C era ormai contagiato dall’entusiasmo del signor T. Ma la storia dell’ascensorista non era ancora finita. L’ultima notizia era di pochi mesi prima, quando l’Unione europea aveva insignito il ragazzo del titolo di scientist.
Il professor C quasi applaudiva.
Ma non era questo che gli aveva dato più soddisfazione, aveva rivelato il padre. Il professor C non poteva immaginare davvero cos’altro potesse esserci. Gli rivolse uno sguardo interrogativo e il sorriso dell’ascensorista si fece più sottile. Quasi sornione.
La soddisfazione più grande era di pochi giorni prima: un invito a tenere una lezione alla Normale di Pisa.
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venerdì 6 febbraio 2009
Ti stanno fregando il capitello dorico sotto casa? Controlla qua
Non sono uno di quegli incrollabili sostenitori della libera e incondizionata accessibilità al patrimonio artistico italiano. Sono convinto che far pagare un biglietto per visitare i nostri monumenti sia una cosa giusta ed equa in un'economia sana e credo che chi afferma che così facendo si impedisce alle classi meno abbienti di conoscere le ricchezze del nostro Paese non ha la più pallida idea di come sia la giornata media delle classi meno abbienti e delle loro pulsioni - arrivati stravolti a un giorno di riposo - rispetto a una visita alla tomba di Umberto Grancelli o al castello dei Conti d'Aquino a Roccasecca.
E proprio per questo mi fa imbufalire trovare chiuse le porte di musei, castelli e chiese o dover combattere con richieste, suppliche, permessi e file chilometriche per visitare luoghi che troppo spesso rimangono chiusi non per disinteresse del pubblico, ma per qualche interesse inconfessabile. Il nostro patrimonio artistico dovrebbe essere un po' come un detenuto in regime di 41bis: tenuto d'occhio costantemente. Per impedire che vada in malora o che qualcuno ne faccia roba propria.
Per questo devo ringraziare Daniela Rossi: mi ha svelato l'esistenza di un sito che monitorizza lo stato dei nostri beni e lancia al'allarme per quelli in pericolo. Al di là della chiamate alle armi e delle sottoscrizioni, è un radar da tenere d'occhio, per non perdere di vista ciò che ci appartiene e che rischia sempre di passare da res nullius a res unum.
giovedì 29 gennaio 2009
Ma questo Obama?
In redazione ne parliamo poco. Per scaramanzia, forse, perché due guerre in otto anni - e neppure finite - sono più che sufficienti. O forse perché siamo ancora impegnati a cercare una sola cosa buona per la quale George W. Bush meriti
di essere ricordato. Fatto sta che di cosa dobbiamo aspettarci da Barack Obama, quasi non ne parliamo.
di essere ricordato. Fatto sta che di cosa dobbiamo aspettarci da Barack Obama, quasi non ne parliamo.Ma fuori dalla redazione le cose cambiano. Quando mi capita di dire che mi occupo di politica estera, c'è sempre qualcuno che mi chiede "Ma questo Obama?". E' una domanda che me ne ricorda molto un'altra, che sentivo ripetere ogni volta che uscivo con un mio amico che a Palermo un volto piuttosto noto della tv. Ovunque andassimo - al bar, al ristorante, in edicola o in un locale - c'era sempre qualcuno che lo riconosceva e gli chiedeva "Ma questo Palermo?". Credendo così di interpellare una specie di oracolo calcistico in un'epoca in cui i RosaNero la serie A la vedevano solo in televisione. Ogni volta il mio amico rispondeva con un saggio "ora vediamo" che significava tutto e niente, per la semplice ragione che si occupava di cronaca nera e non di sport e che del Palermo Calcio non ne capiva un accidente.
Ora io non sono Sergio Romano, ma una mia idea su Obama me la sono fatta. Ed è composta da un sano mix di speranza, ottimismo, scetticismo e curiosità. Lo stesso mix sintetizzato a meraviglia da questa vignetta pubblicata dall'Herald Tribune il 27 gennaio. Per chi mastica poco l'inglese, c'è un Bush in divisa da poliziotto e armato di nodoso randello che lascia una stanza dopo aver pestato per bene il Mondo. Vedendo entrare un altro agente - Obama - il Mondo dice "quindi tu dovresti essere il poliziotto buono".
Ecco, è più o meno quello che penso anch'io.
Ecco, è più o meno quello che penso anch'io.
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lunedì 26 gennaio 2009
Da domani si va in bestseller!
Ci siamo: domani Il Corruttore
uscirà in edizione bestseller. Per i non addetti ai lavori, ancorchè con un nome benaugurante, le edizioni bestseller dei libri Piemme sono la versione tascabile dei romanzi che sono andati paricolarmente bene. E, va detto, Il Corruttore ha fatto il suo dovere. E' passato meno di un anno dalla sua uscita nelle librerie e confesso che quando mi hanno annunciato che sarebbe uscito in bestseller sono rimasto un po' così. Pensavo che fosse troppo presto, ma poi sono bastati gli sguardi attoniti della mia agente e di un paio di amici più addentro di me alle dinamiche editoriali per farmi capire che in realtà è un grande traguardo. Desidero informarla che le abbiamo trovato un cuore e La notte dei sospetti non hanno avuto questo onore e il risultato è che il primo si trova solo su siti come ibs.it o bol.it e che il secondo è andato esaurito e chi vuole leggerlo deve andare in biblioteca. E, in considerazione della quantità di mail che mi sono arrivate da lettori che chiedono dove trovare i miei precedenti romanzi, è un peccato. Ma questa è un'altra storia: quello che conta ora è che Il Corruttore sia entrato in catalogo e che da domani sarà ovunque, con la sua graziosa veste tascabile.
uscirà in edizione bestseller. Per i non addetti ai lavori, ancorchè con un nome benaugurante, le edizioni bestseller dei libri Piemme sono la versione tascabile dei romanzi che sono andati paricolarmente bene. E, va detto, Il Corruttore ha fatto il suo dovere. E' passato meno di un anno dalla sua uscita nelle librerie e confesso che quando mi hanno annunciato che sarebbe uscito in bestseller sono rimasto un po' così. Pensavo che fosse troppo presto, ma poi sono bastati gli sguardi attoniti della mia agente e di un paio di amici più addentro di me alle dinamiche editoriali per farmi capire che in realtà è un grande traguardo. Desidero informarla che le abbiamo trovato un cuore e La notte dei sospetti non hanno avuto questo onore e il risultato è che il primo si trova solo su siti come ibs.it o bol.it e che il secondo è andato esaurito e chi vuole leggerlo deve andare in biblioteca. E, in considerazione della quantità di mail che mi sono arrivate da lettori che chiedono dove trovare i miei precedenti romanzi, è un peccato. Ma questa è un'altra storia: quello che conta ora è che Il Corruttore sia entrato in catalogo e che da domani sarà ovunque, con la sua graziosa veste tascabile.giovedì 15 gennaio 2009
Quota periscopio
Non sono scomparso. Navigo a quota periscopio perché sono alle battute finali del nuovo romanzo e allo stato attuale sono la persona più noiosa della Terra: penso solo alla storia che sto scrivendo e parlo solo della storia che sto scrivendo. Piuttosto che ammorbare i lettori di questo blog con le chiacchiere da esaltato con cui sto tormentando mia moglie e i miei amici preferisco aspettare qualche giorno e... pensare ad altro.
Mancano 15 giorni alla consegna.
giovedì 1 gennaio 2009
Salinger ha 90 anni, Holden è sempre giovane
Non ci sara' una festa o, se ci sara', saranno solo gli invitati - senza dubbio un pugno di persone - a saperlo. Senza dubbio comunque il novantesimo compleanno di J.D. Salinger passera' senza che lo scrittore piu' solitario e misterioso sorprenda i fan con una dichiarazione
attesa da quasi quarant'anni. Giornali e riviste hanno rinunciato a mandare inviati a Cornish, il paesino del New Hampshire in cui Salinger si e' rifugiato dopo il successo del 'Giovane Holden', nella speranza di avere qualche pettegolezzo da un abitante. Neppure li' l'autore si fa vedere in giro e dagli anni '70, da quando ha smesso di concedere interviste e ha addirittura ottenuto l'intervento della Corte Suprema per impedire al critico britannico Ian Hamilton di citare le sue lettere in una biografia che stava preparando, ci si chiede come abbia impiegato il tempo. Secondo alcune teorie, Salinger non ha piu' scritto una parola dall'uscita di 'Hapworth 16, 1924', lungo racconto pubblicato sul numero del 19 giugno del 1965 della rivista 'New Yorker'. Secondo altre non ha fatto che scrivere ogni santo giorno in attesa di bruciare tutto prima di morire e secondo altre ancora nella sua casa c'e' una cassaforte piena di manoscritti che dovranno essere pubblicati solo dopo la sua scomparsa. Nato nel giorno di Capodanno del 1919, debutto' con alcuni racconti pubblicati dalla rivista 'Story' nel 1940, ma due anni dopo fu arruolato nell'esercito e partecipo' allo sbarco in Normandia: un'esperienza destinata a segnare profondamente il suo stile. Nel 1948, con il racconto 'Un giorno ideale per i pesci banana' fece la sua comparsa la famiglia Glass, destinata a essere protagonista di quasi tutti i racconti e romanzi di Salinger a eccezione proprio del 'Giovane Holden' che continua a vendere 250mila copie l'anno. Vennero poi i romanzi 'Franny e Zoey', 'Alzate l'architrave, carpentieri' e 'Seymour, un'introduzione'. Turbolenta la sua vita familiare: dopo un matrimonio lampo con una donna tedesca conosciuta al termine della guerra, si sposo' nel 1955 con Claire Douglas, dalla quale ebbe due figli: Margaret e Matt. Finito nel 1967 anche questo matrimonio, intreccio' un'intensa relazione di un anno con la diciottenne Joyce Maynard per poi sposare, negli anni '80, quella che e' la sua attuale moglie: Collen O'Neill.
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