Due Madri - il booktrailer - in libreria dal 14 aprile

mercoledì 11 febbraio 2009

L'ascensorista, Cambridge e la Normale di Pisa

Il signor T si fece coraggio e chiese al professor C se poteva parlargli. Il professore conosceva da anni il signor T: una brava persona, analfabeta senza essere ignorante, che si occupava della manutenzione di un meraviglioso esempio di abusivismo edilizio: l’ascensore che dal complesso residenziale portava direttamente alla spiaggia.
Il signor T era un po’ in imbarazzo, ma un imbarazzo strano, quasi euforico, perché quello che aveva da raccontare lo emozionava e quello che aveva da chiedere lo metteva a disagio. Il professor C gli fece coraggio: cosa mai poteva essere? Sarebbe stato ben lieto di fargli un favore se gli fosse stato possibile. Ma il signor T si affrettò a scuotere la testa: non era di un favore che si trattava, ma di un consiglio.
Lo sguardo del professor C si fece più attento.
Ecco, prese a raccontare l’ascensorista, il fatto era che suo figlio si era diplomato brillantemente proprio quell’estate nell’Itc del Paese, unico istituto superiore nel raggio di decine di chilometri. Il professor C gli fece i complimenti, ma il signor T lo interruppe: non era questo il punto. Il figlio si era diplomato tanto brillantemente che l’Itc aveva deciso di coniare una medaglia d’oro per l’occasione.
Il professor C si congratulò ancora più vivacemente, lieto in cuor suo che almeno nella provincia remota si fosse mantenuta quell’usanza invece di protendere al continuo adeguamento al peggio che avrebbe finito per riversare nelle aule della sua facoltà torme di caproni che farcivano un compito di ‘cmq’ e di ‘xò’. Ma l’ascensorista lo interruppe ancora: non era nemmeno quello il punto.
Il professor C era sempre più curioso e un filino insofferente. Qual era allora il punto?
Il figlio dell’ascensorista analfabeta voleva provare a entrare alla Normale di Pisa.
L’espressione del professor C a questo punto si fece grave. Medaglia o no, entrare alla Normale di Pisa non era cosa facile. Il vero ostacolo era il diploma del ragazzo: la prestigiosa università privilegiava gli studenti provenienti dal Liceo Classico, al massimo dallo Scientifico. Ma era improbabile che un ragazzo uscito da un Itc potesse farcela.
Il signor T non si perse di coraggio: suo figlio poteva farcela, assicurò.
E se non ce l’avesse fatta? Obiettò il professor C.
Questo era il punto, disse il signor T. Cosa avrebbe potuto fare?
Il professor C ci pensò un po’ su. Se il ragazzo era così determinato c’era sempre la possibilità di iscriversi alla statale di Pisa.
Il signor T mise su un’espressione pensosa e andò via.

Per alcune estati il professor C non frequentò la casa al mare. Ma quando vi tornò, l’ascensorista era lì, analfabeta come sempre, ma con un sorriso ancora più radioso. Il figlio, raccontò subito, non era entrato alla Normale perché non aveva passato lo scritto. Il professor C si domandò cosa ci fosse da sorridere e – come qualche anno prima – il signor T lo interruppe. Si era inscritto alla Facoltà di Fisica alla Statale e l’anno precedente si era laureato. Il professor C non ebbe il tempo di congratularsi che il signor T lo incalzò con un altro dettaglio. Una settimana prima di laurearsi aveva ricevuto una e-mail dall’Università di Cambridge. Qualcuno era interessato a tal punto alla sua tesi sulle nanotecnologie che l’ateneo era disposto a mandare un aereo privato a prenderlo se lui avesse accettato di illustrare quel progetto per un paio di giorni. Il ragazzo, entusiasta e incredulo, aveva chiesto consiglio al padre che non aveva avuto dubbi: bisognava andare, e di corsa.
Al termine dei giorni a Cambridge, un professore lo aveva preso da parte. Aveva una proposta da fargli: se avesse voluto, dopo la laurea avrebbe potuto avere un dottorato a Cambridge. Senza concorso né niente: non c’era tempo da perdere con quelle idiozie burocratiche. Il ragazzo era senza parole. Il professore aveva insistito: se voleva tempo per pensarci su, l’università gli avrebbe messo a disposizione vitto, alloggio, la biblioteca e un po’ di soldi. Ancora una volta il ragazzo aveva chiesto consiglio al padre e ancora una volta il padre non aveva avuto dubbi: bisognava accettare.
Il professor C era ormai contagiato dall’entusiasmo del signor T. Ma la storia dell’ascensorista non era ancora finita. L’ultima notizia era di pochi mesi prima, quando l’Unione europea aveva insignito il ragazzo del titolo di scientist.
Il professor C quasi applaudiva.
Ma non era questo che gli aveva dato più soddisfazione, aveva rivelato il padre. Il professor C non poteva immaginare davvero cos’altro potesse esserci. Gli rivolse uno sguardo interrogativo e il sorriso dell’ascensorista si fece più sottile. Quasi sornione.
La soddisfazione più grande era di pochi giorni prima: un invito a tenere una lezione alla Normale di Pisa.

5 commenti:

AngoloNero ha detto...

Spero solo che sia una storia vera :)

Anonimo ha detto...

da quanto ne sò,la storia è vera..

patafisico ha detto...

da quanto ne so, ed è molto, la Normale di Pisa non privilegia nessuno alle ammissioni. gli studenti provenienti da istituti tecnici sono molto rari in quanto la loro preparazione è più scarsa rispetto a quella dei liceali.

Andrea ha detto...

quello che è scritto nel commento precedente al mio è la pura verità. L'unica cosa che serve per entrare alla Normale è superare le prove d'esame; non si tiene in alcun conto la natura del titolo conseguito. Molte persone, soprattutto per la classe di Scienze, sono entrate anche da Istituti professionali, perchè si sono mostrati preparati e capaci di risolvere i problemi proposti in modo intelligente.
Il fatto che questa storia "puzzi" è dato poi dal fatto che l'ascensorista è descritto come semianalfabeta, mentre oggi quello è un lavoro per tecnici abbastanza qualificati. non servirà una laurea, ma semianalfabeti...

Andrea ha detto...

senza contare (e lo dico da conoscitore dell'ambiente) che il sistema universitario inglese è sì più flessibile del nostro (ma ci vuole poco), ma rimane comunque un sistema per lo più statale, basato più su selezioni pubbliche e che su chiamate dirette. Questo anche perchè in Inghilterra le garanzie contrattuali non sono forti come qui ma esistono ancora, e quindi a fare un contratto troppo in fretta si rischia di trovarsi nelle balle una persona inadeguata da cui non ci si può liberare. QUello descritto somiglia più al sistema americano, dove i contratti si fanno e si disfano nel giro di mezz'ora.