Due Madri - il booktrailer - in libreria dal 14 aprile

martedì 2 dicembre 2008

Uomini e gentiluomini

Leggendo l'articolo che il Corriere della Sera di oggi dedica alla Fiera del Libro di Guadalajara sono rimasto perplesso. Ranieri Polese, autore dell'articolo, riporta con sarcasmo i già sarcastici commenti dei giornali messicani alla visita lampo di Franco Frattini alla Fiera. Non mi stupisce che i quotidiani locali ci siano rimati mali nel vedere che il ministro degli Esteri del Paese ospite d'onore della Fiera si sia trattenuto appena 25 minuti ("di cui 20 dedicati al suo discorso") e sia andato via di corsa, ma mi stupisce che un giornalista come Ranieri Polese non si sia preso la briga di scoprire il perché di tanta fretta. Gli sarebbe bastato chiamare il suo collega degli Esteri, Maurizio Caprara, esperto di Farnesina, che in quattro e quattr'otto gli avrebbe spiegato il perché e il percome. O magari dare un'occhiata alle quattro-agenzie-quattro che alla fretta di Frattini hanno dedicato un lancio. Ma Ranieri Polese non ha ritenuto che fosse il caso di perdere tempo in queste quisquilie e si è molto divertito a trarre ispirazione dai titoli dei giornali messicani.
Ora io vi racconto come sono andate le cose dato che ero lì e - a differenza di Ranieri Polese - sono uno che il perché delle cose se lo chiede e lo chiede.
In origine la partecipazione di Frattini a Guadalajara prevedeva una tavola rotonda in apertura di Fiera con il presidente messicano Calderon, il premio Nobel Gabriel Garcia Marquez e lo scrittore Carlos Fuentes. Un'occasione ghiotta per noi giornalisti e una dimostrazione di rispetto e di stima da parte di esponenti di spicco del mondo politico e della letteratura latino-americana. Ma evidente non era una missione baciata dalla fortuna e quando già eravamo a Città del Messico sono cominciate ad arrivare le sorprese. Per prima è arrivata la disdetta di Calderon, che ha fatto sapere di non poter partecipare. Poi, con varie scuse, quella di Garcia Marquez e di Fuentes.
Ora immaginate una situazione come questa: un amico vi invita a mangiare una pizza per farvi conoscere altri suoi due amici. Poi però dà buca e con lui gli altri due e voi restate a mangiare con il pizzettaro. Non sarebbe una cosa carina, no? Bene: è più o meno quello che è successo, tanto che noi giornalisti ci siamo chiesti perché Frattini non desse un bel calcio nel sedere a tutta la baracca e se ne tornasse a Roma senza passare da Guadalajara. Ma Franco Frattini è un gentiluomo, mentre evidentemente noi giornalisti - non escluso Ranieri Polese - siamo troppo pronti a indispettirci al primo soffiar di brezza contraria.
E qui viene il colpo di scena, perché Frattini aveva ben più di una ragione per saltare la tappa alla Fiera. A Città del Messico, infatti, abbiamo saputo di un guasto all'aereo di stato. Nulla di grave: un'avaria che ci avrebbe permesso di volare sulla terra, ma sconsigliava una transvolata oceanica. Alla velocità della luce il cerimoniale della Farnesina si è mosso per organizzare il rientro con un volo di linea. Avremmo potuto restare a Città del Messico e partire con un Iberia dopo qualche ora, ma Frattini, che è un gentiluomo, ha detto che sarebbe stato scortese dare buca alla Fiera che ci aveva eletto - primo Paese non di lingua spagnola - ospite d'onore e ha insistito per partecipare, anche solo per pochi minuti, alla kermesse alla quale prendono parte tralaltro 120 scrittori e accademici italiani e 60 case editrici nostrane.
Quindi: di corsa a Guadalajara per un intervento - per quanto fulmineo - di fronte a una marea di gente e al fianco del presidente della Fiera, del governatore dello stato e di un autore premiato. Poi di corsa nel New Jersey per prendere in tempo l'ultimo volo utile per l'Italia: l'Alitalia delle 19,40 da Newark.
Ma non è finita. Il cerimoniale e l'ambasciata a Washington hanno fatto i salti mortali per assicurarsi che su quel volo trovasse posto tutta la delegazione e cioè non solo il ministro e il suo staff e la scorta, ma anche i giornalisti al seguito: in totale 23 persone. "O si parte tutti" aveva detto Frattini, "o non parte nessuno".
Normale? Non direi. Perché c'è un precedente che dimostra il contrario. Il 21 dicembre del 2007 ero a New York al seguito dell'allora ministro degli Esteri Massimo D'Alema per il voto in Assemblea dell'Onu sulla pena di morte. Al momento del rientro, però, qualche genio dell'aeroporto di Westchester - upstate New York - ha sbattuto l'Airbus della presidenza del consiglio contro un cumulo di neve e ha abbozzato una gondola motore. Morale, non si poteva più partire. Capita l'antifona, conoscendo i nostri polli e considerando che si era alla vigilia delle vacanze di Natale, io e gli altri colleghi ci siamo messi a smanettare su internet alla ricerca di un posto su qualunque aereo che ci riportasse in Italia o almeno in Europa. Ma uno dello staff di D'Alema ci ha fermato: dovevamo lasciar fare a loro perché loro avrebbero pensato a tutto e tutti. Qualche ora dopo, però, abbiamo visto il ministro e sua moglie sgattaiolare via alla velocità della luce verso una macchina in attesa. Cosa stava succedendo? Lo stesso tizio dello staff ci ha detto che erano riusciti a trovare solo due posti per il ministro e la consorte e che stava correndo al Jfk per imbarcarsi.
E noi? Il tizio ha allargato le braccia come a dire "ognuno per e Dio per tutti". Peccato però che nel frattempo i voli che avevamo individuato e che non ci avevano fatto prenotare erano già chiusi o belli e partiti, così noi ci siamo trovati in mezzo alla neve ad arrangiarci da soli. O, in alternativa, spendere circa tremila euro per un rientro via Venezia. C'era chi, come me, doveva prendere un traghetto per andare in vacanza; chi aveva lasciato le bambine alla babysitter; chi doveva partire per un'altra missione nel giro di 24 ore. Abbiamo dovuto sganciare cento dollari per tornare a Manhattan e abbiamo pagato un'altra notte d'albergo durante la quale non abbiamo dormito perché l'abbiamo passata a cercare un volo per tornare in Italia. Ci siamo riusciti, ma a cifre folli, anche se non i tremila euro che ci erano stati prospettati.
A questo pensavo quando ho sentito Frattini dire "o tutti o nessuno" e a questo ho ripensato leggendo il sarcastico articolo di Ranieri Polese. Mi domando se, di fronte alla prospettiva di una notte in aeroporto e otto ore in classe economica (cose cui non credo gli inviati della cultura del Corriere siano abituati) avrebbe avuto voglia di essere ancora così sarcastico.
Ma si sa: ci sono uomini e gentiluomini.

venerdì 28 novembre 2008

Sono in finale!

Ce l'abbiamo fatta: Il Corruttore è nella cinquina finalista del Premio Scerbanenco!
Grazie a tutti quelli che mi hanno votato on-line.
Il 4 e il 5 dicembre sarò a Courmayeur per la nomina del vincitore. Sarà dura, ma ce la metterò tutta. Questi sono i finalisti:
Valerio Varesi, Oro, incenso e polvere, Frassinelli 13648 voti
Angelo Petrella, La città perfetta, Garzanti 12171
Paola Barbato, A mani nude, Rizzoli 11368
Ugo Barbara, Il corruttore, Piemme 9140
Tommaso Pincio, Cinacittà, Einaudi 9094

mercoledì 26 novembre 2008

Ma questo testamento biologico cos'è?

Se ne fa un gran parlare, soprattutto per la vicenda di Eluana Englaro, ma quanti realmente sanno cosa è il testamento biologico e quali sono le ragioni che turbano la coscienza dei cattolici e fanno storcere il naso alla Binetti?
Il senatore Ignazio Marino (della cui amicizia ho già avuto occasione di vantarmi in un post di qualche mese fa) ne parla in un'intervista al Magazine del Corriere della Sera. Consiglio a tutti di leggerla. La trovate qui.

martedì 25 novembre 2008

Palermo, le brave persone e le spiagge brasiliane

Voglio resistere alla tentazione di fare il solito pistolotto su Facebook e su quanto miracoloso/pericoloso sia questo strumento (al pari, come abbiamo visto della funzione copia&incolla). Ma voglio raccontarvi di una vecchia conoscenza che mi è capitato di ritrovare sul network. Adesso non saprei neppure dire se sono stato io a ribeccare Giovanni o lui a trovare me. Non è neppure una di quelle conoscenze remote, da scuola elementare, che fanno sobbalzare sula sedia. E' un collega particolarmente simpatico, uno di quelli con cui si lavora bene e che danno sempre l'impressione di essere del genere 'l'acqua li bagna e il vento li asciuga'.
Tutto sommato di lui so pochissimo: che correva nei rally e che aveva avuto uno spaventoso incidente, ad esempio, o che ama cani non particolarmente affabili come i pitbull. Ma soprattutto mi viene in mente l'aria perennemente sconvolta di chi si è appena alzato dal letto e il sorriso affabile con cui accoglie chiunque: dallo stagista fresco fresco di scuola di giornalismo al palermitano transfugo che torna a dare un'occhiata al vecchio nido.
Non è un tipo da invidiare, Giovanni, da temere. Credo sia uno di quelli che si può comodamente inserire nella categoria persone per bene, del genere che non creano problemi e non ne vogliono dagli altri. Forse proprio per questo gli ho sempre riservato una buona porzione di affetto, ma tutto sommato poca attenzione. Da palermitano sono istintivamente propenso a (pre)occuparmi più di chi è una potenziale minaccia piuttosto di chi non cerca e non procura rogne. E Giovanni è il tipo che le rogne non le cerca e non le crea.
Ogni volta che ci incontriamo sono abbracci, pacche sulle spalle, il rassicurante 'A posto?' ripetuto quella mezza dozzina di volte imposte dall'etichetta palermitana almeno finché non si è davvero certi che dall'altra parte dell'abbraccio o della stretta di mano non è davvero tutto 'a posto'. Qualche chiacchiera, mezzo pettegolezzo e poco altro. Ogni volta che lo saluto per andare via penso che forse avrei dovuto passare più tempo con lui e mi domando cosa me lo abbia impedito. Senza mai, però, trovare una risposta.
A un certo punto me lo sono visto spuntare su Facebook: trasmetteva da una spiaggia brasiliana.
Cavolo! Come nei film!
Non so bene cosa abbia fatto o stia facendo. Non so se ha mollato la famiglia e i pitbull o se siano stati loro a suggerirgli di levarsi un po' di torno per riprendere un po' di quel fiato che una città come Palermo presto o tardi finisce per fare mancare a tutte le persone per bene.
Non so come si andata. So solo che ora sta in Brasile, ha aperto un locale che si chiama 'La Tavernetta' su una spiaggia meravigliosa e ha la faccia di un uomo felice.
L'aria di uno che si sveglia la mattina ed è felice, davvero.
Io stamattina mi sono svegliato e mi sono chiesto se questa settimana riuscirò a far fronte ai 100mila impegni che ho preso.
Quando qualche giorno fa guardavo la mia agenda con grande perplessità mi ha suggerito: "futtitinni, Ughetto!"
Ora la domanda è: chi è più fico? Io che la mattina mi domando quanto tempo mi farà perdere la pioggia sulla Cassia o lui che la mattina guarda il mare e pensa che tutto sommato se anche piove sulla sua spiaggia non è questo gran danno?

domenica 16 novembre 2008

Andiamo a prenderci lo Scerbanenco!

Mobilitiamoci! E' il momento di vincere il Premio Scerbanenco e per una volta che i lettori possono dire la loro è il caso di non perdere l'occasione e farsi sotto. Andate sul sito www.noirfest.com/cerba.asp e votate per Il Corruttore.

venerdì 7 novembre 2008

Generazione Copia & Incolla

Sono convinto che Fermi non pensasse alla bomba quando maneggiava l'atomo e ne intuiva le potenzialità rivoluzionarie. E sono convinto che Bill Gates o chiunque abbia inventato la funzione copia e incolla per Windows, non avesse in mente schiere di studenti pigri e poco furbi che avrebbero saccheggiato il web per le loro tesi.
E invece è andata in un altro modo.
Ma c'è una storia in particolare che merita di essere raccontata, perché la dice lunga su quanto sia stato ingenuo io a fidarmi degli studenti e quanto possano essere stupidi alcuni di loro.
Tempo fa una studentessa ha discusso una tesi con me. Non era neppure una mia allieva: l'avevo ereditata da una docente che andava in pensione e che me l'aveva presentata con lodi sperticate. Effettivamente sembrava meno sprovveduta di altre, ma forse derivava dal fatto che avesse qualche anno più della media. Ma pazienza: era del vecchio ordinamento e sembrava appassionata al tema che aveva scelto per la tesi. Ha impiegato un bel po' di tempo per mettere insieme il materiale, ma io le ho dato una mano per intervistare alcuni esperti e trovare i libri giusti. Arrivati alla laurea si è presentata con un lavoro davvero notevole. Una delle migliori tesi su cui abbia messo le mani. E l'esposizione è stata brillante e accattivante. Perfetto! Si è beccata il massimo dei punti possibili e soprattutto i complimenti del Preside e la proposta per la pubblicazione.
Qualche settimana più tardi mi ha richiamato per sollecitare la pubblicazione e io mi sono rivolto al Preside perché fosse avviato l'iter. Morcellini, persona di grande generosità, si è dichiarato disponibile e la macchina si è messa in moto.
E subito si è fermata.
Sapete perché? Perché c'è una cosa che non sapevo e che evidentemente non sapeva neppure la mia tesista: la prima cosa che si fa su una tesi con dignità di pubblicazione è di verificare che non sia stata copiata da un altro lavoro. C'è un omino addetto a questo. Sta lì e si spulcia tutte le tesi. E siccome ha molta più esperienza di me, sa che basta fare dei carotaggi per scoprire la fregatura. Il carotaggio è semplicissimo: si prende un brevissimo paragrafo della tesi e si mette su Google. Se rispunta identico da un'altra parte, allora è copiato. Niente di male se c'è una citazione, ma se non c'è e - peggio - è stato copiato e incollato da un sito che si chiama tesionline.com, allora è una sòla.
Un paio di settimane fa ho ricevuto una costernata telefonata dell'omino di cui sopra. "C'è un problema con la tesi" mi ha detto, "dobbiamo parlarne di persona".
Mi sono trovato davanti a una persona che evidentemente si sentiva a disagio nel dovermi dire che mi ero fatto menare per il naso. "Ma non si preoccupi" ha aggiunto, "è in buona compagnia".
E' risultato che su 30 carotaggi compiuti, 25 sono positivi. Il che, se la matematica non è un opinione e la statistica ha ancora un qualche valore, significa che sei quinti della tesi sono copiati.
Niente pubblicazione, ovviamente, ma la cosa non finisce qua. Perché quello che probabilmente molti di questo furbastri non valutano quando si armano di copy and paste sono le conseguenze. Che sono pesanti. La prima, più probabile e immediata, è la revoca della laurea. La seconda, più grave, è la denuncia per truffa. Così questo genio del copia e incolla si troverà a 25 anni senza laurea e con un procedimento penale a carico.
Ma quello di cui davvero non riesco a farmi una ragione è: se l'aveva sfangata alla laurea, se si era beccata i complimenti e il massimo del punteggio pur avendo copiato a man bassa, perché mi ha richiamato per sollecitare la pubblicazione?
Forse ho la risposta: la generazione copia e incolla non solo non conosce vergogna, ma ha piena fiducia nel clima di impunità che pervade questo Paese. Bene: io non ho intenzione di fargliela passare liscia!

domenica 2 novembre 2008

E mo' magnateve pure questo!

La chiusura dell'Ospedale San Giacomo a Roma non è una faccenda locale come può sembrare. E' la prova provata (quella che ora si chiama smokin' gun) di quello che un gruppo di costruttori sta portando avanti da anni con il beneplacito delle amministrazioni Marrazzo e Zingaretti. A riprova che se pecunia non olet il mattone non ha colore, uno degli ospedali storici di Roma, essenziale per servire il cuore della capitale e sede di alcuni centri di eccellenza oltre che di un reparto di cardiochirurgia appena rinnovato, sarà smantellato per far posto a un prestigioso residence. Con la benedizione delle amministrazioni di sinistra. Altri due ospedali - il Forlanini (!) e il Regina Elena - chiuderanno i battenti a breve nell'ambito di uno scellerato piano di ridimensionamento della sanità pubblica in una città in cui la popolazione continua a crescere a dismisura.
Ma la vera quadratura nel cerchio è stata scongiurata. Chi si è accaparrato il palazzetto storico del San Giacomo è lo stesso personaggio che premeva perché il Pincio fosse sventrato e trasformato in un allucinante parcheggio che sarebbe stato funzionale solo e soltanto ai suoi interessi e a quelli degli ospiti del suo residence. Non sarà servito a molto, ma almeno un po' gli ha guastato la festa...