Due Madri - il booktrailer - in libreria dal 14 aprile

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venerdì 2 luglio 2010

Uomini, scrittori e caporali al Ninfeo dello Strega

Ci sono occasioni in cui bisogna guardare ai dettagli. Dettagli che solo la tv può regalare e che possono svelare molte cose che stando sul posto non si potrebbero cogliere. Se ieri sera fossi stato al Ninfeo invece che a casa, mi sarei perso alcune piccole cose rivelatrici del carattere dei finalisti dell'edizione 2010 del Premio Strega. Il vincitore, innanzitutto. Antonio Pennacchi mi sta davvero simpatico, perché rappresenta quella romanità genuina che sono alcuni romani d'adozione riescono a coltivare e maturare. Ho letto degli estratti del suo 'Canale Mussolini' e sono convinto che deve essere un buon libro, tanto che la mia prossima puntata in biblioteca sarà per consegnare Nicolai Linin e ritirare il suo. Però non bisogna confondere le qualità dello scrittore con le qualità dell'uomo. Non svelo nessun mistero se dico che spesso ottimi scrittori sono uomini discutibili. E devo dire che ieri qualche perplessità me l'ha suscitata una battuta di Pennacchi. Una di quelle cose dette quasi senza pensarci, nella convinzione che i microfoni siano spenti o che quello accesso nei paraggi sia abbastanza lontano da non captare parole inopportune. Ieri sera Pennacchi è salito sul palcoscenico del Ninfeo con un bastone perché il mal di schiena gli impediva di muoversi con agilità. Quando i fotografi gli hanno chiesto di salire sul palchetto per essere più visibile, qualcuno lo ha aiutato e lui si è lasciato sfuggire questa battuta: "piano che sennò faccio la fine di mio fratello".
Conoscevo Gianni Pennacchi perché abbiamo fatto alcune missioni insieme. Era un buon giornalista, uno di quelli che non si danno arie e fanno bene il loro lavoro, senza risparmiare consigli ai colleghi meno esperti. E mi ha molto impressionato la fine che Gianni ha fatto. A Natale scorso si è arrampicato su una scala per prendere dal soppalco l'albero sintetico da addobbare, ha perso l'equilibrio, è caduto male e si è provocato una bruttissima emorragia interna che non gli ha lasciato scampo. Una morte stupida, ingiusta, che ha molto colpito tutti noi che lo conoscevamo. Una morte su cui non non avremo mai scherzato. E invece chi ci ha scherzato è stato proprio suo fratello che pure meno di cinque minuti dopo gli ha dedicato lo Strega.
Un altro episodio riguarda il Grande Trombato di questa edizione. Paolo Sorrentino è senza ombra di dubbio uno dei migliori - se non il migliore - regista italiano in circolazione. I suoi film sono stati tutti grandi successi di critica (cosa alla quale i cineasti italiani tengono molto di più che al botteghino) e l'arrivo in cinquina con il romanzo d'esordio sembrava più un capriccio d'autore che una vera pretesa. Eppure lui - l'unico che da una mancata vittoria non aveva da rosicare più di tanto - intervistato da Lamberto Sposini sulla modesta prestazione del suo 'Hanno tutti ragione' tra i 400 amici della domenica, si è lasciato andare a un paio di commenti da rosicone d.o.c. che dovrebbero aver amareggiato i suoi fan meno smaliziati. Roba che neppure la Salma sarebbe riuscito a eguagliare.
Ma la vera grande sconfitta non è Silvia Avallone che - da ragazza intelligente qual è - ha capito bene che il caso Paolo Giordano è l'eccezione e non la regola, ma la Rizzoli che dopo aver speso una barca di quattrini nella promozione di 'Acciaio' e aver schierato al Ninfeo non l'artiglieria pesante, ma l'arsenale nucleare (Cesare Romiti e Paolo Mieli in persona) ha incassato l'ennesimo ceffone a due mani dalla Mondadori. Si parla tanto di strapotere della Mondadori, ma nessuno si domanda se invece non ci sia qualcosa (o qualcuno) di profondamente sbagliato nell'organigramma della Rizzoli. Che per quanto si possa organizzare una massiccia campagna di lancio su un romanzo che a detta di molti è davvero buono (ahimè confesso di non averlo ancora letto) resta una cialtroneria di fondo capace di minare qualunque sforzo. E parlo per esperienza diretta: chi segue questo blog sa che ho una controversia in corso con la Rizzoli per il fatto che ha utilizzato il titolo 'Il Corruttore' per il romanzo di un celebre psichiatra appena sei mesi dopo che il mio 'Il Corruttore' era stato in finale allo Scerbanenco proprio con un altro libro di Rizzoli. Qualcuno non si è neppure preso la briga di andare a controllare su Google: ancora oggi sono la seconda voce nel motore di ricerca e allora ero la prima. Ma ci sarà pure un giudice a Berlino...

mercoledì 14 aprile 2010

Candidati allo Strega Sorrentino e la Avallone

Intanto la notizia, per i commenti a dopo...

(AGI) - Benevento, 14 apr. - Finalmente noti i dodici libri finalisti della 64esima edizione del Premio Strega. In gara "Acciaio" (Rizzoli) di Silvia Avallone, presentato da Giuseppe Conte e Giorgio Ficara; "La casa" (Elliot) di Angela Bubba presentato da Fulvio Abbate e Paolo Giordano; "Non ti voglio vicino" (Frassinelli) di Barbara Garlaschelli, presentato da Maria Rosa Cutrufelli e Giuseppe Leonelli; "Bambini nel bosco" (Fanucci) di Beatrice Masini, presentato da Roberto Barbolini e Romano Montroni; "Tutta mio padre" (Bompiani) di Rosa Matteucci, presentato da Piero Gelli e Antonio Tabucchi; "Un anno fa domani" (Instar Libri) di Sebastiano Mondadori, presentato da Ernesto Ferrero e Lidia Ravera; "Strane cose, domani" (Baldini Castoldi Dalai) di Raul Montanari presentato da Luca Doninelli e Tiziano Scarpa; "Sono comuni le cose degli amici" (Ponte alle Grazie) di Matteo Nucci, presentato da Renato Minore e Walter Pedulla'; "Accanto alla tigre" (Fandango) di Lorenzo Pavolini, presentato da Diego De Silva e Valeria Parrella; "Canale Mussolini" (Mondadori) di Antonio Pennacchi, presentato da Niccolo' Ammaniti e Massimo Onofri; "Prenditi cura di me" (Sellerio) di Francesco Recami, presentato da Concita De Gregorio e Salvatore S. Nigro; "Hanno tutti ragione" (Feltrinelli) di Paolo Sorrentino, presentato da Angelo Guglielmi e Dacia Maraini. "Anche in questa edizione la qualita' dei libri in finale possono avere gradi potenzialta'- sottolinea Stefano Petrocchi, coordinatore della Fondazione Bellonci - la politica editoriale italiana sta puntando molto sugli esordienti e in questa edizione dello Strega come d'altronde abbiamo fatto con le altre abbiamo fatto altrettanto. Inotre faremo conoscere anche in Canada il premio e per questo il 23 aprile saro' a Montreal per siglare un importante accordo con le associazioni culturali canadesi per diffondere al meglio l'evento". Per il terzo anno consecutivo, Benevento ha aperto il Premio Strega segno di un rapporto intenso e stabile con la citta'. "Il 18 giugno - dice Raffaele del Vecchio, assessore alla Cultura al Comune di Benevento - verra' presentato anche a Vienna nell'ambito delle associazioni culturali di quella citta', cosi' come avvenne lo scorso anno a Berlino; ci sara' inoltre una sinergia tra Premio Strega e Citta' Spettacolo Benevento. In occasione della 21esima edizione del Festival, verra' introdotta una "finestra letteraria" in collaborazione con la Fondazione Bellonci". Soddisfatto anche il Sindaco di Benevento Fausto Pepe che si dice " orgoglioso di ospitare nella citta' di Benevento una delle manifestazioni letterarie piu' importanti d'Italia".

sabato 12 dicembre 2009

Scrittori e scriventi

Dovevamo essere in dodici, ci ritroviamo in tre. Dodici, certo, non lo saremmo stati mai. Le possibilità di vedere la Salma e Scarpa sullo stesso palco o forse anche solo nella stessa sala senza che la tensione fulmini qualche innocente sono infinintesimali. Per gli altri, si sa, valgono le regole delle allegre comitive: pacche sulle spalle, promesse di non perdersi di vista e poi ognuno per la sua strada. Strade che a volte tornano a incrociarsi - come è accaduto a me e a Massimo Lugli travolti dalle novità sul caso Orlandi - o agli altri che si ritrovano periodicamente nelle fiere, nei saloni, nei festival e ai premi.
Noi ci siamo ritrovati a Benevento: io, Giorgio Vasta e Filippo Bologna. Una missione rapida e indolore. Addirittura piacevole: andare a incontrare i ragazzi delle scuole superiori per parlare di libri e non solo di libri.
Vasta lo vedo subito che vaga perplesso in testa al binario 9 di Termini. E' in piedi da un'ora vergognosa, si sta scapicollando da Torino e delle prossime 24 ore 10 le passerà in viaggio. Onore al sacrificio.
Filippo Bologna ci raggiunge quando siamo appena saliti sull'Eurostar, mentre la quarta compagna di viaggio dà forfait per sopravvenuta influenza. Gli altri - gli organizzatori dello Strega - sono già in viaggio da ore, il portabagagli dell'auto pieno di libri. Onore al sacrificio II.
Sono reduce dal clima da gita scolastica dello Scerbanenco e quella di questo vagone non si può esattamente definire un'atmosfera goliardica. Ho letto durante l'estate lo straordinario libro di Giorgio e mi sono già costruito la mia personale, netta percezione della differenza che c'è tra di noi. Ogni parola del suo libro è pesata con un bilancino che io non saprei neppure dove andare a comprare, anzi che probabilmente neppure si vende. Un bilancino che si è fatto da solo, lavorando anni per aggiungere un pezzo dopo l'altro. Anche Filippo se n'è fatto uno tutto suo, con un lavoro che lui stesso definisce da tombarolo. Non parlano mai di premi, di numeri di edizioni, di copie vendute, delle capacità di questo o di quell'agente. Parlano di Lingua. Di una Lingua che hanno esplorato e che conoscono in un modo talmente profondo da averla assunta a metro di giudizio. Tanto da averle sottomesso la storia.
Ecco, è questa la differenza: loro mettono la storia al servizio della Lingua, io metto la lingua al servizio della storia. Quando parlando di un libro - e ne snocciolano almeno una ventina che non solo non ho letto, ma di cui non ho mai neppure sentito parlare - non giudicano solo la storia. Anzi a volte non la valutano affatto. Parlano della Lingua. Di ciò che le parole hanno evocato non attraverso quella sensazione che spesso si prova e che si cerca di esplicitare dicendo "bello, come vedere un film", ma attraverso ciò che la Lingua, attraverso le parole, ha costruito. Le parole sono il blocco di marmo e lo scalpello è la conoscenza che di quelle si ha. L'opera finale è ciò che la Lingua ha impresso al blocco di marmo e che può essere armonico e meraviglioso o assurdo e stupefacente o chissà cos'altro.
Ma che sento distante da quello che faccio io.
Come andare in giro per librerie dell'usato. Filippo e Giorgio tracciano sotto ai miei occhi una mappa nazionale delle migliori librerie dell'usato dividendole addirittura per tipologie, per specializzazioni, per classi. Si entusiasmano per il ritrovamento in una bancarella di un libro che credevano perduto e irraggiungibile. E mentre io mi glorio della mia tessera della biblioteca di Campagnano che mi permette di continuare a leggere quello che più mi va senza dover affrontare l'oneroso impegno di mettere ordine nella mia strabordante libreria, Giorgio mi confessa che i libri preferisce possederli perché così può scriverci sopra.
Arriviamo a Benevento. Fa un freddo pazzesco, ma la bella città che ricordo dall'estate scorsa è ancora più affascinante. Il teatro è pieno di ragazzi: ci illudiamo che siano qui per noi e non solo per risparmiarsi il pomeriggio di studio. Lo spero per loro più che per noi perché gli interventi di Giorgio (su Fenoglio) e di Filippo (su Bianciardi) sono davvero un tesoro da raccogliere e conservare. Io ho portato il Gattopardo e mentre leggo le pagine del Principe e delle scimmiette ho la pelle d'oca.
Meno di due ore in tutto, poi l'assalto ai nostri libri esposti sul tavolo all'ingresso (omaggio del Premio) e al buffet. Un buffo signore che avrebbe fatto la felicità di Lombroso, dà periodico e indefesso assalto a un alberello di Natale ornato di cioccolatini Strega che strappa con furia dai rami e tesaurizza nelle tasche. Poi si accorge che tutti abbiamo notato le sue movenze da pesce spazzino e facendo il vago punta verso il vassoio della pizza farcita.
Altre due ore a spasso per la città, per vedere la città di luce e siamo sul treno del ritorno. Giorgio mi mostra "Jimmy Corrigan. Il ragazzo più in gamba sulla Terra" una fantastica Graphic Novel di Chris Ware. E di nuovo si parla di libri e di scrittura. Ma mai di storie. Di nuovo mi sento lontano dal loro modo di intendere questa cosa che comunque ci unisce e ne sono affascinato. Mi stupisce questa loro capacità di scrivere a prescindere dal lettore, pensando prima di tutto alle parole e alla Lingua e solo dopo alla storia. Pur riconoscendo - e citano un paio di casi - che senza storia si può avere tutta la Lingua del mondo, ma non si va lontano.
La loro Lingua e le loro parole hanno reso questo viaggio breve. Ci salutiamo senza le formule di rito: né "ci vediamo" e neppure "sentiamoci, eh...". Se accadrà, accadrà. Se sui sentieri della Lingua o su quelli delle storie, non importa.

giovedì 6 agosto 2009

Scarpa(te) alla Salma

Finalmente Tiziano Scarpa ha perso il suio aplomb. La sobrietà con cui aveva eroso il vantaggio dichiarato della Salma era stato ammirevole e così il fatto di non ricorrere a buffonate para-mediatiche per vestire i panni del salvatore della letteratura italiana sventolando a destra e sinistra lo spettro della Civilità della Paura o intossicando l'auditorio con i suoi incubi di bambino. Zitto zitto, forte del lavorio sommesso di Einaudi e del peso della corazzata Mondadori, si è portato a casa il bottiglione di liquore e un numero 'n' di copie vendute lasciando la Salma e il suo funereo piglio con un palmo di voto.
Scarpa, insomma, ha sbroccato e ha mandato la Salma a quel paese, una volta e per tutte. Ecco come, secondo l'intervista a Vanity Fair anticipata da Repubblica:

Le polemiche sul premio Strega non finiscono mai. Nemmeno quando è stato proclamato un vincitore, seppure di un soffio, anzi di un voto. A Tiziano Scarpa, primo arrivato, il 2 luglio, nella gara letteraria più prestigiosa d´Italia, con il suo Stabat mater (Einaudi), il fatto che Antonio Scurati (Il bambino che sognava la fine del mondo, Bompiani), al secondo posto, fosse stato sempre considerato il candidato favorito, anzi il vincitore in pectore, non è andata giù.
E senza peli sulla lingua lo dice in una intervista su Vanity Fair di questa settimana: «Ho capito che lo Strega non è una questione di copie che vendi in più. E´ una questione di potere» esordisce Scarpa: 119 voti a lui e 118 a Scurati: «Il giorno dopo essere entrato in cinquina» continua lo scrittore « era come se il libro di Scurati avesse già la fascetta del vincitore. La casa editrice ci aveva investito molto: pubblicità, recensioni sui giornali». Scurati si era autocandidato dopo la rinuncia di Daniele De Giudice, indicato come numero uno del 2009, con l´obiettivo dichiarato di combattere lo strapotere delle case editrici.
Una procedura scorrettissima, secondo Scarpa, se a questo si aggiunge il fatto che Scurati è anche uno dei votanti dello Strega. E, visto che lo Strega è un "affare" (copie, notorietà), Scarpa definisce Scurati «un vero caso mediatico: la costruzione di un intellettuale e di un autore pop attraverso una strategia propagandistica e pubblicitaria che va avanti da anni». Avrebbe usato tutte le armi in suo possesso (dirige una collana per Bompiani, insegna allo Iulm, collabora con prestigiose testate) «per ottenere un riscontro di popolarità...perché popolarissimo non è». Però, vista la sua capacità di persuasione, conclude Scarpa «dovrebbero farlo segretario del Pd».

domenica 5 luglio 2009

Una straordinaria kermesse

Come allo stadio, ci sono delle cose che al Ninfeo non si vedono e che invece sono amplificate e dettagliate nelle dirette tv. Così leggendo un esilarante resoconto di Antonio Pagliaro della serata dello Strega vista in televisione mi sono accorto di cose che 'dal vivo' avevo ignorato. Quello che allego è un capolavoro di elegante ironia. Non fatevi spaventare dalla lunghezza: merita di essere letto tutto d'un fiato.

Al Ninfeo di Villa Giulia, un posto che deve aprire una volta l’anno per la finale del premio Strega, presentano Franco Di Mare - che userà le seguenti parole: kermesse, straordinario, straordinaria, testa a testa, filo di lana - e una signora mai vista prima che si scoprirà chiamarsi Antonella Delprino ed essere abilissima a fare le domande.
Eccolo, Paolo Giordano, l’enfant prodige, che - in qualità di vincitore dell’anno scorso - legge le schede con i voti degli Amici della Domenica. Ha un sacco di bracciali e si capisce perché ha vinto l’anno scorso. Avranno pensato: è laureato in Fisica, deve saper contare e dunque facciamogli contare le schede.
Voti controllati? Vittorie annunciate? Mentre si sa già che quest’anno vince Scarpa perché Del Giudice si è offeso e non è più venuto e l’anno prossimo tocca a Piperno, Tullio De Mauro parla di leggenda metropolitana e, davanti a un compiaciuto Franco Di Mare, mostra la scheda per la votazione, spiega cosa è il talloncino e a cosa serve. Il direttore insiste: impossibile sapere chi ha votato. E’ una scenetta a cui non crede nemmeno chi la sta recitando. Per completare il quadro, la camera inquadra Romiti. Orrore.
Scarpa Scarpa Scarpa, recita Giordano, se vi fosse venuto in dubbio.
Franco Di Mare, intanto, blocca Tullio De Mauro con un paragone che deve essergli sembrato geniale: lo Strega è come il Palio di Siena. E lo zittisce per sempre, temo.
Antonella Delprino, poverina, ha il compito di intervistare Alemanno. Non si perde d’animo e non esita a inginocchiarsi: “Sindaco, lei ha un sessanta per cento abbondante di gradimento!”. Io avrei detto abbondantissimo, Antonella, la prossima volta osa di più. “E’ dovuto alla cultura” - dicono insieme. Malgrado a qualsiasi persona di buonsenso le parole Alemanno e Cultura appaiano incompatibili, la triste scena va avanti per un po’ fra moderno e tradizione, anche lei sindaco è uno scrittore, già ma io lavoro sulla saggistica politica, ora esce un suo libro, spero se ne parli nel dibattito politico. Desolante.
Sbuca Antonio Maccanico che si gira e si rigira ma non trova la telecamera. E’ lì, è lì, dice Antonella Delprino, e fa una domanda strepitosa: “Che cosa ci racconta di questo premio Strega?”. Lui è imbarazzato, ma tira fuori la solita solfa del meglio della letteratura italiana eccetera eccetera. Spera di essersela cavata, ma la Delprino non molla: “Quindi non si fermerà?”.
Massimo Lugli, allegro, simpatico, sorridente, è il primo degli scrittori che Franco di Mare intervista. La concretezza della cronaca nera, dice il presentatore. Poi si ferma: Scarpa 65, Scurati 63, Lugli 28. “E’ uno straordinario testa a testa”. “Si profila un testa a testa”. Mentre Lugli si chiede chi lo ha portato lì, Di Mare dice testa a testa otto, forse dieci volte. Poi si ricorda di chi ha davanti e aggiusta il tiro: “Eh, ma tu sei l’outsider, sei il terzo piazzato”. Già. Dalla storia di Lapo che diventa Lupo nasce una profonda riflessione: è la storia di una vocale che ti cambia la vita. Scenetta su romanzo che nasce dalla cronaca / non nasce dalla cronaca / ma lo sa che le uniche scene vere sono le più improbabili?
Paola Gassman legge qualche frase del romanzo. Scopriamo che parla della pasta col tonno.
La cronaca nera è letteratura, chiude Lugli. Già, forse quella dell’Europeo, ma ha mai sfogliato un Giornale di Sicilia?
Sbuca in video la testa spettinata di Gherardo Colombo, uno che c’ha provato. Solita domanda furba della Delprino: “Da magistrato quando aveva il tempo di leggere?”. Lui spiega perché si è dimesso, parla del bisogno di regole che ha questo sciagurato Paese. Lei sbianca: forse vuole fare intendere qualcosa? E’ pur sempre un magistrato toga rossa. La Delprino va nel terrore come una Lorena Bianchetti qualsiasi: ora dice qualcosa contro il governo, deve pensare, e lo ferma: “Lei ha scritto una saggio delle regole”. Un saggio delle regole?
Franco Di Mare è con Andrea Vitali. Frase su Vitali che si inserisce nel solco dei medici scrittori come Celine. Poi classifica: Scarpa 81, Scurati 74, Lugli 42, Vitali 26, Vighy 25.
“Ma lei è terzo!” - esclama Di Mare nell’imbarazzo generale. Giordano il fisico è impegnato e nessuno interviene. “Lei è l’outsider!” (ma l’outsider non era quell’altro?). Infila una citazione dotta di Foscolo, fa notare che il libro di Vitali vende, ma non aggiunge che è l’unico a farlo e conclude con “ventisei voti, ma chi può dirlo?”.
Terrore: la Delprino con Bevilacqua. Almeno non lo chiama Osvaldo. Domanda “Lo Strega cambia la vita?”. Lui ripete le cose che dice ogni anno: ah, quando c’ero io. Perché io modestamente ai miei tempi me la giocavo con Pasolini e Zavattini. Io ero il più giovane, finché non è arrivato Giordano, e si vede che vorrebbe ucciderlo. Si chiude con un memorabile “Lo Strega meglio vincerlo che perderlo” e torna Franco Di Mare. “Scarpa e Scurati si attestano in testa” - afferma. E prima della pubblicità: “la più grande kermesse letteraria che vi possiamo offrire”.
Eccolo, lo spot firmato Ministro del Turismo con in bella evidenza il logo ex Magic Italy, ora solo Italia, adattissimo a un canale softporno, a una televendita di Mastrota o a una di vibromassaggiatori a fascia con i culi che ballano.
Torna la più grande kermesse letteraria che vi possiamo offrire. Scarpa 97 / Scurati 91. E’ davvero un testa a testa! Tutto può accadere. Franco Di Mare prova a metterci entusiasmo. Poi siede di fronte alla figlia di Cesarina Vighy. Grande spessore e grande qualità del romanzo. Lei può essere orgogliosa di sua madre come anche sua madre… ehm, Di Mare si blocca poi risolve: può essere orgogliosa di sé stessa. Sua madre che a 73 anni riesce a ottenere un risultato così straordinario. Non dovevi dire 73 anni, Franco. Quando dici 73 anni, tutti pensiamo a un altro settantreenne, al viagra, alle escort, piombiamo di botto in un infinito squallore, pensiamo a una vecchiaia patetica, non alla grande dignità della Vighy. Non se lo merita, la Vighy, che venga citato quel numero.
Presidente! - torna la Delprino ed è con Corrado Calabrò. “Lei non manca da 19 anni”. Calabrò parla di grande suspense e poi (giubilo di Franco Di Mare non inquadrato) torna al paragone ippico: i fantini sono gli editori, i cavalli sono gli autori. Devono correre di più i cavalli. Boh.
La Delprino da Rodotà, che però chiama dottore Rodotà (sarà il suo medico). “Lei ha letto due libri e mezzo in una notte! Ah, se tutti fossero come lei”.
Nel frattempo Franco Di Mare ha detto testa a testa, filo di lana e kermesse altre dieci volte. Ora ha di fronte Scurati. Scurati ha lo sguardo da scrittore, la barba da scrittore, la camicia da scrittore, la giacca da scrittore, la posa da scrittore. Guardandolo bene, anche l’orecchio destro (quello che si vede) è da scrittore. E’ chiaramente furioso. Franco Di Mare parla un po’ a vanvera, poi compie il misfatto: “La vedo teso”. “No, l’ascoltavo” - risponde lui, e intanto diventa verde, poi arancione, poi di nuovo verde. Franco Di Mare non capisce: “Sarà vero thrilling?” - osa chiedere. Sarà vero thrilling?! Scurati scoppia. “Quale thrilling? Voi come avete fatto la scaletta? Come mai mi intervista per penultimo mentre Scarpa è ultimo?”. “Non ci crederà, a caso”. Infatti non ci crede e nel frattempo è diventato viola. Di Mare prova a cambiare argomento: “Il suo libro parla di pedofilia. Quale il suo giudizio personale…”. Non ci azzecca nemmeno stavolta: “Il mio libro non parla di pedofilia” gli risponde lo scrittore e poi accusa: “Voi giornalisti lucrate sulle nostre paure”. Di Mare prova una timida replica “Anche voi scrittori”. “No, noi no”. E’ dramma.
Per fortuna arriva Paola Gassman e legge un brano. Qualcosa come “Ti volevo abortire”.
La Delprino è col papà di Lapo. Lo chiama professore (sarà sua studentessa all’Università). Il papà di Lapo ha votato Scurati perché l’editore è bravissimo. La domanda della Delprino non delude mai: “Qual è il valore dello Strega dopo 63 anni, nel 2009 quando ormai si tende a rinnovare tutto?”. Nel 2009 quando ormai si tende a rinnovare tutto? Eh? Il papà di Lapo risponde che lo Strega è romano e il Campiello no e che arrivare secondi (lui lo sa che Scurati arriva secondo) è un grande successo.
Tocca a Tiziano Scarpa. Franco Di Mare è ancora scottato dal dramma Scurati e precisa: “Lei è ultimo perché è stato il più votato alla Fondazione”. Ma come? Non era a caso? Poi chiede: “Come ci si sente?”. Scarpa risponde: “una sensazione di disincarnamento”. Ma è disattento: segue la votazione. Perché - colpo di scena - improvvisamente lui e Scurati sono pari. Buio sul volto di Scarpa che mormora “mi dicono pari merito”. 104 a 104.
Franco Di Mare non sta nella pelle: testa a testa, filo di lana, straordinaria kermesse, ripete. Simpatico giochetto sulle iniziali dei cognomi: Sca e Scu.
Paola Gassman toglie tutti dall’imbarazzo e legge una storia di parole che si srotolano e che sono grumi di buio.
Mancano dieci schede. Franco Di Mare ripete ancora “la tensione è palpabile, testa a testa, filo di lana, straordinaria kermesse”. Seguiamo l’ultima fase dello scrutinio insieme, propone a Scarpa e Scurati.
Sono lì in piedi, Scarpa a sinistra, Di Mare in mezzo, Scurati a destra. Scurati si gira, non guarda Scarpa. Il suo sguardo corrucciato di scrittore è uno sguardo di odio. Franco Di Mare non tace un istante: “Il caldo dei flash”. “Davvero non si sa fino all’ultimo”. “Testa a testa, filo di lana, straordinaria kermesse”. Poi ci pensa e trova una parola nuova: “cardiopalma!”. Aggiunge: “Questa serata non la dimenticherete mai più, e anche a casa”.
Paolo Giordano fa la classifica: 28 la Vighy, 36 Vitali, 58 Lugli. Vince il 63° Premio Strega, con un solo voto di distacco, Scarpa. Lui 119, Scurati 118. La Mondadori - Einaudi come l’Inter vince per il terzo anno di fila.
“Incredibile, incredibile, incredibile”, il commento di Franco Di Mare. Scurati assume ogni colore possibile. Scarpa lo invita a bere il liquore Strega, Scurati lo guarda sdegnato e si gira dall’altro lato. D’altra parte che motivo c’è di bere quel liquore se non hai vinto il premio?
Sbuca - senza che nessuno avverta i deboli di cuore - la minaccia Marzullo e annuncia: “Tiziano Scarpa a Sottovoce”. Solidarietà. Mentre Franco Di Mare dice altre tre volte “sul filo di lana”, Scurati è furioso e si avvicina al microfono. Tutti sperano che sbotti nel turpiloquio, invece si limita a dire buonanotte e scappa via.
Franco Di Mare ha ancora il microfono in mano e non sa che dire. Allora fa: “Certo che perdere per un solo voto, lo vorrei conoscere quello lì”. Arriva Paolo Giordano. Di Mare gli chiede: “Cosa hai fatto del premio?” “L’ho bevuto”. Poi: “Quale suggerimento puoi dare a Scarpa?”. Cioè: ora secondo Franco Di Mare Paolo Giordano dovrebbe dare suggerimenti a Scarpa? Per fortuna che Giordano ha classe e gli fa notare, con garbo, che non è proprio il caso.
“La kermesse letteraria più famosa di questo paese” dice ancora Di Mare, mentre sul palco arriva Alemanno. “Sindaco, una kermesse straordinaria”. “Una kermesse straordinaria, Tiziano Scarpa straordinario”. “Per appena un voto” - ripete Di Mare - “Testa a testa, filo di lana, straordinaria kermesse”, e si chiude così. E stavolta ci è andata bene: l’anno prossimo ci tocca Piperno.

venerdì 3 luglio 2009

La maledizione della Salma

SALMOLOGIA
Tutto come previsto: ha vinto Scarpa. Ma in verità le cose non sono andate poi così lisce come sembrava. Perché ieri sera al Ninfeo di Villa Giulia persino sui volti dei massimi Stregoni leggevo una certa sorpresa nello scoprire che la Salma ce l'aveva quasi fatta. Che solo per un pelo le sue mascelle si sono serrate sull'aria appena smossa da Scarpa senza riuscire ad afferrarlo per la coda. E qualcuno, alla Salma, doveva avergli promesso uno scenario diverso perché il livore da morgue inalberato sul palcoscenico era troppo persino per lui, che nel suo incarnato non conosce sfumature diverse dall'oliva-senape-lenzuolo.
Certo anch'io mi sarei fatto andare storta (e parecchio) la sconfitta per un solo voto. Ma se fosse successo a me, prima ancora di incazzarmi come una bestia sarei entrato in una profonda depressione. La domanda che mi sarei posto sarebbe stata questa: "perché non riesco mai a vincere davvero un premio?".
Perché, a ben vedere, la Salma non ne ha portato a casa uno che fosse uno. Il Campiello lo ha dovuto smezzare con un illustre Remainders; il Mondello con Bajani (nonostante le acrobazie del suo rettore allo Iulm per farglielo vincere) e lo Strega - nella tradizione delle migliori profumiere - glielo hanno fatto solo annusare.
Allora viene da chiedersi: perché?
Io ho la mia personale risposta: la Salma è probabilmente un intellettuale di caratura che (come il suo mentore Melania Mazzucco) è caro a una certa sinistra radical chic, ma in realtà è un pessimo romanziere.
Ieri al Ninfeo ho raccolto più di un parere che elenco qui di seguito, senza commento.
- "non se ne può più di sentirlo dire che lui è il migliore e che gli altri sono pippe"
- "è troppo antipatico"
- "non è un romanziere"
- "vinca chiunque, ma non la Salma"
Io, se fossi la Salma, qualche domanda comincerei a farmela.

LAS VEGAS DISEGNATA DAL VASARI
Ma prima che tutto sprofondasse nella salmologia, la serata del Ninfeo è stata una gradevolissima occasione per fare struscio soprattutto per noi Tapini che non avevamo più nessuno da ingraziarci e potevamo goderci lo show. Perché lo Strega è questo innanzitutto: un colossale show, di cui tutti sono buoni a parlar male, ma una volta dentro non c'è nessuno che non se ne lasci affascinare. E' come andare a giocare a Black Jack al Flamingo e lamentarsi di quanto è diventata pacchiana Las Vegas. Non lo è diventata: lo è sempre stata. E così lo Strega: non è diventato quello che è: lo è sempre stato. Senza che per questo non siano stati (soprattutto in passato) premiati grandissimi scrittori come Flaiano, Volponi e Pavese o più di recente Pontiggia (che Dio l'abbia in gloria), Veronesi e Riccarelli. Tutti si ricordano della variabile Bellonci: quel pacchetto di anime morte (ancora? sì, ancora!) che Ella muoveva a proprio piacimento per far vincere chi voleva lei e non chi decidevano le case editrici.
E così come lo Strega in sé, anche la serata del Ninfeo è un fantastico giro di giostra nel surreale mondo della editoria e del para-spettacolo. Come ha suggerito un ottimo scrittore mio conterraneo, "va affrontata con lo stesso spirito con cui si affronterebbe uno zoo-safari". Si vedono facce di ogni tipo, veri e propri mascheroni in alcuni casi. Splendide mise e fiumi di silicone. Risatine, risate e ghigni. Sbuffi, sospiri e pernacchie. Occhiate, occhiolini e occhiaie.
Ho inanellato la mia bella serie di figuracce: non ho riconosciuto la nota giornalista tv ora compagna/fidanzata di uno dei candidati; non ho riconosciuto la Regina delle Promotrici della Piemme su Roma; mi sono seduto abusivamente al tavolo di Minimum Fax (grazie ragazzi!) perché mia moglie, provata dal continuo affondare dei tacchi nel prato che aveva assorbito un intero tifone tropicale non ce la faceva più a stare in piedi.
Ma soprattutto mi sono divertito con i Tapini. Con Buzzolan, innanzitutto, che molla fendenti con la stessa disinvoltura con cui una nonnina maneggia i ferri da calza; con Vasta circondato da adolescenti che in realtà sono editor con esperienza pluridecennale; con Bologna che ha finalmente capito che presentarsi con i pantaloni con le tasche non porta fortuna e sfoggiava completo & cravatta. Non ho visto - ma credo che non ci fossero - nè la Ferri, nè Cavina, nè Cappelli (che mi sarei stupito di trovare al Ninfeo).

IL MORSO DEL LUPO
Non ha impensierito né lo Scarpone né la Salma, ma in lontananza ha fatto sentire la sua presenza, lanciato in corsa sulla pista dei vincitori designati, staccando nettamente chi più di altri incarnava lo spirito dello Strega. Sto parlando del Lupo di Massimo Lugli, la cui dignitosissima terza posizione rappresenta un grande successo per la letteratura di genere. Con i suoi 58 voti non è forse andato molto più lontano di quello che le anime morte gli permettevano, ma ha comunque lasciato dietro di sé le storie di sentimenti e i registri più classici dello Strega. So che faccio male a illudermi, ma questo potrebbe essere l'unico timido segnale di cambiamento nella corazza blindata di un premio che - come avrebbe parafrasato chi lo vinse e non se lo godette - dice sempre di voler cambiare e non cambia mai.

domenica 28 giugno 2009

La cena dei tapini

In questi giorni c’e’ stato un timido scambio di sms. I tapini si interrogano su cosa fare la sera del 2 luglio. Chi sono i tapini? Sono – anzi siamo – le vittime della terrazza di Casa Bellonci: quelli che hanno avuto il privilegio di varcare la soglia della più letteraria delle dimore romane, ma non avranno l’onore di essere celebrati nella lunga notte del Ninfeo di Villa Giulia. Andare o non andare? Io sono per non andare, anche per un semplice motivo: nessuno ci ha invitati. E del resto credo che sarebbe di cattivo gusto presentarsi in mezzo ai tesissimi finalisti che ormai avranno esaurito le esili scorte di sorrisi di circostanza e avranno ceduto alla ostilità aperta.
Con le previsioni sulla cinquina ci avevo quasi preso. Mi ero meravigliato (con piacere) dell’ingresso di Lugli addirittura al secondo posto, ma chi ha più esperienza di me mi ha spiegato alcuni reconditi meccanismi. Come il fatto che non c’è volta che Newton Compton – editore de L’istinto del lupo -non entri in cinquina. Questo perché può contare su un gruppo di anime morte (così mi sono state descritte) pronte a votare qualunque cosa la famiglia decida di mettere in pista. Così accade che gli autori Newton Compton entrino trionfalmente in cinquina con la buona dote di una quarantina di voti e ne escano ingloriosamente nella serata del Ninfeo. Francamente spero in un capovolgimento delle sorti a favore di Massimo, non perché il suo libro sia più meritorio di altri (non l’ho ancora letto: dei miei ex-compagni di ventura ho cominciato finora solo Il tempo materiale di Vasta) ma perché significherebbe che finalmente un genere riesce a sfondare il muro della Strega e a imporsi.
Sono convinto che tra i titoli usciti vincitori nelle ultime dieci edizioni si possa trovare un filo comune che passa per la storia di sentimenti, il lieto fine, la rassicurazione, l’introspezione e la pippa mentale allo stato puro. E’ chiaro quindi che – ad esempio – una storia aspra come quella raccontata da Vasta non aveva altra speranza che di sfiorare la cinquina. Ma ci tengo a sottolineare che, per quello che ho letto finora, era uno dei pochi a meritarsi davvero la finalissima. Non posso dire se se lo meritasse Antonio Scurati perché dopo essermi preso una delle sòle più grandi della mia vita di lettore con Il rumore sordo della battaglia (lanciato fuori dalla finestra a pagina 30) l’ho bandito dai miei scaffali. Né se lo meritasse Scarpa, perché quando l’ho sfogliato in libreria non ha superato il test delle prime 20 righe. Né quello delle prime 30 né delle prime 50 (ma deve essere un problema mio perché Stabat Mater si è conquistato il voto degli studenti e quello della Dante Alighieri). Se lo meritava senza dubbio Andrea Vitali, non tanto per questo Almeno il cappello, ma per aver divertito almeno una milionata di lettori e avermi conquistato in tempi non sospetti con Il procuratore. Sulla Vighy, non so/non rispondo.
Cosa succederà il 2 luglio? Vincerà Scarpa, almeno a studiare come un Risiko i movimenti dei grandi elettori che come armate si spostano da un titolo all’altro a seconda delle indicazioni delle case editrici. Scarpa può contare sull’appoggio di Mondadori che quest’anno fa finta di non partecipare ma in realtà ha messo in campo sia un titolo della consociata Einaudi (Scarpa, per l’appunto) che uno della controllata Piemme (io). Ora che (a dar retta a Repubblica) io sono stato penalizzato dal favore che Mondadori doveva a Einaudi per aver gettato l’anno scorso i suoi voti sul piatto della bilancia su cui sedeva Paolo Giordano, Stabat Mater veleggia con i venti a favore di due delle case editrici più importanti del Paese. Ma soprattutto di una specie di congiura planetaria (come direbbe il Cavaliere) contro Scurati. Su Internet e sui giornali si moltiplicano i pamphlet contro di lui. Ultima in ordine cronologico la comi-cronaca della presentazione Mazzucco-Scurati. Arrivato a Benevento forte di un’autocandidatura alla quale non ha mai creduto neppure lui, lo si è visto in Casa Bellonci diventare progressivamente bianco-giallo-verde man mano che Scarpa avanzava a suon di voti e lui regrediva in quarta posizione. Del resto il personaggio non aiuta. Si è conquistato la mia cordiale diffidenza quando al Premio Mondello si e’ detto orgoglioso del fatto di non aver preso neppure un voto della giuria degli studenti (per la cronaca l’impegno della giuria accademica non è stato sufficiente, Scurati si è confermato eterno ex-aequo condividendo il premio con Bajani). Poi ha rincarato la dose proclamandosi orgogliosamente ipocondriaco e rivelando di essere lui il bambino del suo libro che si sveglia la notte per chiamare la polizia convinto che suo padre stesse ammazzando sua madre. Se a questo aggiungete proclami memorabili come “la cronaca è di destra perché è perché è cronaca e perché è nera” (seguendo questa scala cromatico-logica uno che si chiama Scurati dovrebbe essere più meno nella posizione di Publio Fiori) e il costante richiamo alla paura in cui vive la nostra società (io, lo confesso, vivo in una certa tranquillità probabilmente a causa della mia incoscienza) capirete che mi viene difficile ambire ad avere Antonio come commensale. Un caro amico mi assicura che il suo libro è buono, ma che non vincerà perché è troppo disturbante. Lo voglio prendere in parola.
Siamo quasi alla vigilia, quindi ecco il mio pronostico:
- Tiziano Scarpa (vincitore)
- Andrea Vitali
- Cesarina Vighy
- Antonio Scurati
- Massimo Lugli
Del resto questo è l’anno in cui fare pronostici è più difficile: le altre volte si arrivava con un candidato talmente forte che il nome del vincitore era scontato fin dalla prima votazione. Quest’anno per entrare in cinquina servivano almeno 35 voti e c’è da prevedere che tra seconda e terza posizione sarà una bella lotta. Ma il peso di Segrate è quello che è e Scarpa volerà così alto, da non vedere neppure il tavolo dei tapini, gli unici a godersi lo spettacolo con il sorriso sornione di chi non ce l’ha fatta, ma ce la farà.

mercoledì 17 giugno 2009

Lo Strega secondo Cappelli

Per illustrarvi gli oscuri meccansimi dello Strega, mi affido alle parole di Gaetano Cappelli. Ho avuto il piacere di conoscerlo alla serata di Benevento e posso dire (come ha fatto Frattini parlando di Berlusconi e Obama) che è scattata la chimica per cui ci siamo rimasti subito simpatici.


"Coincidenze 2. dopo 15 anni mi ripresento alla strega e quanti voti prendo?"
di Gaetano Cappelli
Quindici anni fa, nel 1994, nonostante il titolo del mio Volare basso, decisi di partecipare allo Strega il più importante premio letterario d’Italia. Il romanzo era pieno di scene di sesso rovente eppure fu pubblicato da Frassinelli, un editore “puro” come si dice di quegli editori che pubblicano solo libri e quindi privo di quotidiani, settimanali, televisioni, case di produzione cinematografiche e per di più non romano, di conseguenza assolutamente inadatto a “spostare voti” nella normale graziosa pratica di scambio per cui tu fai una cortesia a me io do il mio voto a te. Meccanismo già allora notoriamente imperante allo Strega come, va detto, nella maggioranza dei premi nazionali e non. Così io ero assolutamente certo che non avrei vinto. Mi piazzerò comunque con onore, pensai.
Quindi scrissi, come tutti, perfino il Pasolini, le mie belle letterine ai pochi chhe conoscevo tra glia Amici della domenica come si chiamano così i giurati del Premio - che conoscevo. Il mio editore “puro” sollecitò pure lui il voto ai suoi pochi amici, ma spedì ben quattrocentotrenta copie in lettura ai rimanenti votanti. E con un bottino di nove voti “sicuri” mi preparai all’agone.
Ricordo ancora la sera dello scrutinio della cinquina.
Sulla terrazza di casa Bellonci, spirava la brezza d’inizio estate e mi sentii inoltre carezzare dall’ala lieve della gloria mentre, tra un prosecco e l’altro, raccoglievo gli elogi di queste signore dal trucco pesante, le pettinature ad alveare, gli abiti mai smessi dalla Dolce vita in poi - sei il più bravo, il più moderno di tutti: mi sussurravano - e dei membri giurati loro compagni e altrettanto vegliardi - sei il più originale di tutti sentenziavano.
Finì che mi presi esattamente i miei nove voti “sicuri”, né uno in più né uno in meno, e una delle più grandi mortificazioni mentre i nomi di tutti i nomi degli altri candidati, tranne il mio, continuavano ad echeggiare amplificati tra i nobili palazzi dei Parioli. L’ho detto ero a conoscenza del meccanismo che regolava lo Strega ma non immaginavo si trattasse di un meccanismo tanto perfetto da rasentare la perversione. Uscii da casa Bellonci con una promessa: mai più nella vita!
Invece eccomi di nuovo lì quest’anno.
Mi avevano assicurato: è tutto cambiato, vedrai. Così Cesare De Michelis della Marsilio, nel frattempo il mio editore, lui sì è cambiato ma è pur sempre un editore “puro” nonostante il mio romanzo sia, come tutti i miei romanzi, pieno di scene di sesso rovente, invia al Premio Strega ben seicentocinquanta copie agratis - alcune finiscono nelle scuole: ma chi, avendo dato almeno una scorsa al mio La vedova il santo e il segreto del Pacchero estremo lo avrebbe dato da leggere a dei minorenni? Io vado in giro per una serie di incontri col pubblico, segno del mutamento in atto, finchè qualche giorno fa, intorno alle otto della sera sono di nuovo in via Ruspoli 2.
Il primo che incontro, sotto al portone, è Fulvio Abbate. Devo dire è molto affettuoso. Mi abbraccia e mi fa: ehi, non ci si incontra da anni! Dico essì. Penso: ma se ci siamo visti solo una volta. Mi guardo intorno. Si sfoggia una certa eleganza. Alice, la deliziosa figlia di Cesrina Vighy, sfoggia un abitino delizioso. Scurati ha indosso la sua solita scura tenuta oltre al solito sguardo accigliato - non per niente egli è un autore impegnato. Finalmente arriva il mio editore con al fianco una sua recente scoperta. Ci appropinquiamo all’ascensore. Un cartello ammonisce non più di quattro per volta. In coda ci sono un paio di signore imbalsamate. Una, pare, mi sorrida. Magari si ricorda di me quindici anni fa, pens. No, è solo il rictus che precede la prossima dipartita. In fondo vedo apparire la sagoma dark di Paolo Repetti, Stile libero. Gli anni passano ma lui è sempre vestito in total black: ué è sempre colui che ha lanciato il noir all’italiana. Arriva il nostro turno. Saliamo io, Cesare la sua scoperta e una delle imbalsamate con rictus. Nell’ingresso vedo il grande Walter Pedullà - è molto alto e mi ha premiato, del tutto spontaneamente per Parenti lontani, alla Valle dei Trulli - sì, si chiama così sto premio - in un momento per me molto difficile e gliene sarò grato per sempre. Lo saluto ma non so se mi riconosce. Questa è la regola: salutare tutti quelli che ti avvicinano facendo finta di. Filippo la Porta lui no, lui lo evito. Dopo che me lo sono scarrozzato dappertutto a Potenza facendogli assaporare, per pura cortesia, le gioie della cucina locale poi nemmeno mi ha citato nella rencensione di un libro di racconti di aavv in cui ha citato perfino il gatto di casa. Ma stranamemnte è lui a venirmi vicino. Mi chiede addirittura il numero di telefono. Vuole inserirmi in un suo libro di interviste. Io, che non so conservare rancore, glielo do perfino. Mi faccio largo verso i beveraggi.
In queste occasioni è assolutamente necessario avere un bicchiere in mano. Scherzo e rido con tutti. Editori, giornalisti, scrittori. Ce ne sono varie tribù. I romani nelle loro mise bohèmienne. La colonia di napoletani a Roma anche più che bohèmienne: proprio sciatti. Appare Sgarbi, arpionato alla fortunata di turno: una giovane dallo sguardo perso e persa del tutto a giudicare dalla compagnia. Bevilacqua senza le leggendarie radiografie che certificavano un suo male incurabile che gli valsero, a suo tempo, il favoloso Premio come caso umano. L’arbiter elegantiarum Angelo Bucarelli di ritorno da Venezia dove espone le sue fantastiche sculture. Paola Pitagora che rapì il mio cuore e quello di mio cugino Carlino di Lontrone. Eccosì, sul più bello, inizia lo spoglio.
La voce pallida del vincitore dell’anno scorso, come da tradizione, scandisce i nomi. Io continuo a scherzare con il mio amico Andrea Vitali ma non è come prima: un velo di tensione è calato sulla terrazza. Scurati è sempre più oscurato. Scarpa, mano a mano, diventa invece più rifulgente, pieno di luce e meno Anomino Veneziano. Alice, la figlia di Cristina Vighy, più deliziosa. Il sinistro Massimo Lugli, cronista di nera, pubblicato dal romanissimo e ricchissimo Newton Compton, più carismatico tipo quegli scrittori americani che prima del successo facevano i becchini.
Com’ è finita?
Dopo quindici anni sono arrivato sulla terrazza di casa Bellonci con in tasca quindici voti “sicuri” e, a fine votazione, me ne sono tornato tristemente a casa con esattamente quindici voti e la fondamentale domanda: ma possibile che il mio libro non sia piaciuto a nessuno dei quattrocento amici della domenica? Possibile che tra quattrocento critici, giornalisti, registi, scrittori nessuno mi abbia dato il suo voto a prescindere dai giochi di scuderia? Eppure come ha scritto Schopenhauer - sì, dev’essere stato proprio lui - ha scritto: qualsiasi libro pubblicato, anche il più atroce, troverà qualcuno disposto a giurare che si tratti di un capolavoro. Questo dappertutto tranne che allo Strega. Tra le anime morte, o molto prossime alla morte, così ardentemente spero, dello Strega.

giovedì 11 giugno 2009

Tutto come previsto ma... Sorpresa Lugli!

Allo Strega tutto come da copione. La cinquina è quella che io (ma non sltanto io) avevo previsto da tempo, solo l'ordine d'arrivo è un po' sballato rispetto a quello che avevo pensato. La serata in Casa Bellonci è stata piacevole. Non faceva il terribile caldo che mi avevano preannunciato, ho scambiato quattro chiacchiere con Niccolò Ammaniti ed espresso solidarietà a Paolo Giordano per il sacrificio che deve essergli costato farsi intervistare all'Auditorium e ho conosciuto Fulvio Abate. Poi molto cazzeggio in mezzo a quello che uno si immagina esattamente essere il parterre dello Strega.
Questo l'esito, per chi non lo avesse già letto sulle agenzie:
Tiziano Scarpa - Stabat Mater - Einaudi - 59
Massimo Lugli - L'istinto del lupo - Newton Compton - 45
Cesarina Vighy - L'ultima estate - Fazi - 42
Antonio Scurati - Il bambino che sognava la fine del mondo - Bompiani - 40
Andrea Vitali - Almeno il cappello - Garzanti - 35
E io? Io ho preso 10 (dieci) voti. C'è a chi è andata peggio e considero questo risultato un successo - e non come il Pd con le Europee - perché per essere un libro uscito un mese e mezzo fa, ne ha fatta di strada.
Di Scarpa, Scurati e Vitali si sapeva. Sulla Vighy avrei messo la mano sul fuoco e non per la sua vicenda umana, ma perché tutti (anche le peggiori carogne) mi hanno detto che è davvero un gran bel libro. La vera sorpresa è Lugli. Lo annoveravo tra gli scanazzati come me e Buzzolan, e invece lui zitto zitto s'è andato a prendere il secondo posto. Sono al suo fianco e non solo per solidarietà giornalistica e per vicinanza topografica (lui sta al 90 di via Colombo e io al 98), ma perché non c'è alcuna possibilità che uno come lui, comunque vada a finire, si dia delle arie. Scommetto che sta ancora lì a chiedersi come diavolo è possibile...

mercoledì 10 giugno 2009

E la prima è andata: i ragazzi hanno votato

Il primo test, forse tutto sommato il più vero, è superato. La giuria degli studenti del Premio Strega mi ha dato 9 voti. Non male, visto che In terra consacrata è uscito il 28 aprile e che non ho potuto contare sulla campagna di promozione che gli altri candidati, usciti molto prima, hanno potuto portare avanti nelle scuole con l'iniziativa un anno stregato della Fondazione Bellonci.
E non male soprattutto in considerazione che su 12 candidati mi sono piazzato esattamente a metà - sesto - prendendo più voti di due dei favoriti: Andrea Vitali (1) e Antonio Scurati (5). Mi ha lasciato perplesso l'unico voto tributato dai ragazzi a Gaetano Cappelli, che evidentemente non è ancora riuscito a far breccia nel cuore delle nuove generazioni, mentre non mi ha stupito la vittoria di Tiziano Scarpa (24 voti) e la buona affermazione di Linda Ferri che raccontano, modo diverso, la storia di due adolescenti. Segno che per conquistare il pubblico giovane (i lettori del futuro) bisogna raccontare la loro età senza per questo dover necessariamente essere dei Moccia.
Ma soprattutto è stata una serata molto carina. Serena Dandini in grandissima forma ha messo tutti a proprio agio smussando qualunque spigolo da evento cultural-palloso e riuscendo a sostenere l'insostenibile: una interminabile intervista con il timissimo Paolo Giordano al quale ha strappato parole con la stessa determinazione con cui si estrae un dente del giudizio.
Ma si respira già l'odore aspro della semifinale. A margine non sono mancate le polemiche, soprattutto sulla lenzuolata di Giorgio Vasta su Repubblica alla vigilia del voto (definita da qualcuno un endorsement verso la cinquina). Io nel mio giorno di riposo non apro i giornali e confesso di non averla ancora letta, ma non ho potuto fare a meno di far notare a Giorgio (sulla cui buonafede sono pronto a mettere la mano sul fuoco) che tanti anni lontano da Palermo gli hanno fato dimenticare la regola numero uno: mai fare i nomi.
Domani sera la resa dei conti a Casa Bellonci, con la designazione della cinquina.
I boatos danno per scontato l'ingresso di Scarpa, Vitali e Scurati. Io dico che uno dei due posti restanti andrà a Cesarina Vighy. Per l'ultimo slot... incrociamo le dita.

domenica 31 maggio 2009

L'ingranaggio pensante

Ho trovato sul Resto del Carlino un articolo di Roberto Pazzi, da 18 anni uno dei 400 Amici della domenica, che senza peli sulal lingua giudica il Premio Strega e il Grande Favorito, senza risparmiare - seppure indirettamente - una stilettata anche a me. Da leggere.

Del Premio Strega sono votante dal 1991. Sono anche disceso in campo per far vincere buoni libri, nel 1995 il romanzo postumo di M.Teresa Di Lascia, l’anno scorso quello di Paolo Giordano. Per il meccanisno dei 400 votanti legati ai gruppi editoriali, lo Strega va quasi sempre o al gruppo Mondadori-Einaudi o a quello Rizzoli-Bompiani o a Feltrinelli. Di rado la qualità dell’opera conta, la vittoria va quasi sempre alla forza editoriale. Così quest’anno, dopo due consecutive vittorie Mondadori-Einaudi, si prevede che – anche per il non esaltante valore delle altre 11 opere presentate, con le eccezioni, per me, di quelle di M. Lugli e di F. Bologna – la vittoria toccherà a Rizzoli-Bompiani, con il romanzo di Antonio Scurati “Il bambino che sognava la fine del mondo” (Bompiani, pag 295, euro 18). Che è uno dei libri meno belli e meno riusciti, che mi sia capitato di leggere di recente.PERCHÉ INGANNARE il lettore che si affidi ancora alla credibilità dei premi come lo Strega? Perché scaricare sul suo potere di richiamo la debolezza di un libro? Onestà intellettuale di lettore votante mi spinge a una denuncia di pura difesa del lettore medio e del vecchio premio. All’ultima pagina di Scurati, un aforisma di Wittgenstein mi tormentava “Di ciò di cui non si può parlare bisogna tacere”. Di che parla il suo libro, senza riuscire mai del tutto a narrarne, restando ibrido fra cronaca e invenzione, come riconosce lui stesso nella premessa? Di pedofilia, argomento che - va riconosciuto il coraggio di Scurati, attratto sempre dall’alto tema del Male - non sedurrebbe mai a prima vista il lettore. Ma Scurati il suo lettore non prova nemmeno ad accompagnarlo! E subito lo prende a ceffoni con quel contrappunto fra i deliri del bambino sonnambulo, che egli era nell’infanzia, e la faticosa narrazione di sé adulto. Una doccia scozzese costante. L’autore prende le mosse dagli articoli commissionatigli da “La Stampa” sul mondo della pedofilia a Bergamo, dove è scoppiata una vera caccia all’untore, per casi di pedofilia in una scuola e in un seminario vescovile. E sempre più coinvolto nella sua ricerca, scarica nel libro-contenitore suoi articoli de “La Stampa”, indagini sociologiche, statistiche, interviste a Matrix in tv … SEMPRE IN AGGUATO, il narciso a pag 113 non lo trattiene dal descrivere “non senza imbarazzo” che tipo di mutande compra. Per circa 240 pagine il flusso narrativo viene sgangherato dagli intarsi giornalistici e dal contrappunto degli oscuri deliri del bambino Scurati. Gli si potrà perdonare che non citi Alcmane a pag 45, “Dormono le cime dei monti e le gole…”. La narrazione si innalza nelle ultime 50 pagine, dove il lirico abbandono nella bella scena della visita ai genitori a Napoli e nel ritorno di Martina, madre del figlio nascituro, fuga le “oscurità” di Scurati. Ma il lettore avrà avuto la forza di arrivare a guadagnarsene la problematica paternità?

venerdì 22 maggio 2009

Laura Morante legge In Terra Consacrata

Lo so che il video è capovolto e che prima di fare lo sperto dovrei imparare a orientare la telecamera del telefonino. Ma volete mettere l'emozione di avere Laura Morante che legge l'incipit di In Terra Consacrata e per giunta allo Strega?! Godetevi l'audio: quello è dritto

mercoledì 13 maggio 2009

SONO CANDIDATO ALLO STREGA!

L'ho saputo lunedì pomeriggio, quando dalla Piemme mi hanno chiamato per dirmi di tenermi libero martedì 12: c'era da andare a Benevento. Su me stesso sono stato un pessimo giornalista: ho tenuto la notizia segreta perché sarebbe stato molto poco carino nei confronti del premio anticipare la conferenza stampa nella fabbrica del liquore Strega. Così ho tenuto la bocca chiusa, anche se martedì mattina c'hanno pensato Corriere, Repubblica, Stampa, Unità e un'altra palata di giornali a dire a tutti che il mio nome era nella rosa dei dodici che si contenderanno la cinquina. E io sempre muto....
Il ricevimento seguito alla cerimonia è finito solo poco fa e così aggiorno il blog con clamoroso ritardo. Ma restate sintonizzati: per domani prometto qualche pettegolezzo...