Cari amici, ci risiamo. Dopo aver portato 'Il Corruttore' e ‘In terra consacrata’ in finale al Premio Scerbanenco, vi chiedo di aiutarmi a far vincere 'Le mani sugli occhi'. Chi ha partecipato al voto negli ultimi due anni sa che il meccanismo è un po' complesso, ma la partecipazione è molto più divertente e si può interagire con gli altri 'elettori' per convincerli che ‘Le mani sugli occhi’ è il candidato migliore. Tutto quello che serve sono un pc, una casella e-mail e un documento di identità a portata di mano. Le istruzioni sono qui: http://www.noirfest.com/iscriviti.asp ma fate in fretta: c'è tempo solo fino al 19 novembre.
Grazie a tutti!
Due Madri - il booktrailer - in libreria dal 14 aprile
Visualizzazione post con etichetta Premio Scerbanenco. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Premio Scerbanenco. Mostra tutti i post
mercoledì 9 novembre 2011
giovedì 10 dicembre 2009
E il Premio Scerbanenco va a...
Faccio fatica a svegliarmi. Sarà perché in montagna dormo come una pietra. Ma anche al mare in realtà.
Anzi, per dirla tutta dormo come una pietra in qualunque circostanza purchè non ci sia un’urgenza a fiatarmi sul collo. E questa mattina non c’è alcuna urgenza, solo un piacevole impegno: fare colazione con Maurizio De Giovanni e sua moglie Paola. Li raggiungiamo, in ritardo, nella sala da pranzo dell’hotel, dove troviamo una sorpresa: i sardi. O meglio, quello che resta della pattuglia dei sardi: Giulio Angioni e Giorgio Todde. Che, per darvi un’idea, sono due scrittori veri. Antropologo, vincitore del Premio Dessì e del Premio Mondello Angioni; oculista noirista vincitore del Berto e creatore (o meglio resuscitatore) di Efisio Marini l'altro. Entrambi con il pregio di essere esilaranti come i due vecchietti del palco del Muppet Show. Così tra una chiacchiera e l’altra, complice la giornata spettacolare che si è aperta su Courmayeur, arriviamo in ritardo al primo appuntamento vero della giornata: la tavola rotonda su Piazza Fontana. A moderarla c’è un vecchio amico, Gaetano Savatteri. Gli altri non li conosco, ma è tutta gente che mi aiuta a comprendere qualcosa di una vicenda di cui non so un bel niente e ho colpevolmente trascurato. Sullo schermo passano le immagini del dicembre 1969: io avevo due mesi e Bruno Vespa stava già in tv.
Dobbiamo andare via prima: a mezzogiorno c’è la mia presentazione al Jiardin de l’Ange. Non mi faccio molte illusioni, Courmayeur si è svuotata e a mezzogiorno qui si mangia. Ma non ho fatto i conti con l’amore per il noir che porta fin qui appassionati da ogni dove, così di gente in sala ce n’è più di quanta sperassi. Fila tutto liscio: Valerio Calzolaio è brillante e conosce a fondo il romanzo; il pubblico è attento e la mezz’ora a nostra disposizione fila via come una chiacchierata tra amici. Finita la presentazione Maurizio e Paola insieme ad Angioni e Todde hanno avuto una grande idea: approfittare della bellissima giornata per andare sul Monte Bianco.
All’una e cinque siamo ai piedi della funivia, ma – siccome sono solo i terroni che non hanno voglia di lavorare – qui si fa la pausa dalle 13 alle 14, quindi ci rassegniamo a mangiare polenta e fonduta in uno chalet vicino. Dove però il proprietario è calabrese così come – ci viene rivelato – il 60 per cento della popolazione di Courmayeur. Ecco forse spiegata la pausa pranzo alle funivie.
Satolli entriamo in una cabina degli anni ‘50 (e orgogliosa di esserlo) che a tappe ci porta fino a 3.400 metri. Su di noi volteggiano i gracchi delle Alpi, l’aria è quasi immobile, il freddo è così secco che i –2 nemmeno si sentono. Intorno a noi si erge una corona così stupefacente che si può immaginare la mano di Dio mentre la intaglia.
Torniamo a Courmayeur che è quasi ora della presentazione di Donato Carrisi e di Maurizio. Abbiamo saputo che i giurati sono già in conclave, ma preferiamo non pensarci: c’è ancora troppo da divertici. Facciamo una nuova conoscenza: Roberto Ricciardi, un colonnello dei carabinieri che ha vinto il premio Tedeschi 2009 e si è conquistato la pubblicazione nel giallo Mondadori. Entra anche lui nel nostro clan sgangherato. Ci ritroviamo tutti al Jiardin de l’Ange e finalmente conosco Carrisi. E’ diverso da come lo descrivono. Potrebbe darsi più arie di una mongolfiera e invece è lì tranquillo che cerca di capire in mezzo a chi è finito. Il clan decide di abbassare la guardia e di iscriverlo ad honorem. Maurizio conduce la sua presentazione come uno skipper porterebbe una barca in porto e viene proprio voglia di conoscere il suo commissario Ricciardi. Riusciamo a trascinare Vichi e la Bucciarelli sul palco per la foto di famiglia in cui – manco a dirlo – compare anche Savatteri.
Si va a bivaccare nel grande salone dell’hotel Royal. Si chiacchiera di tutto; i crocchi si compongono e scompongono. Come per assisterci nella volata finale si sono materializzati gli editor e gli uffici stampa delle nostre case editrici.
Andiamo a cena tutti insieme. Si parla dei grandi misteri di questo Paese (è per questo che siamo qui, no?) e di cazzeggia mangiando
nouvelle cousine alla valdostana. Poi, all’improvviso, sono le dieci. Nessuno di noi sembra aver saputo in anticipo chi ha vinto. Forse, memori dell’amarezza che contraddistinse le ultime battute della scorsa edizione, i giurati sono riusciti a rispettare e a far rispettare la consegna del silenzio.
Arriviamo alla cerimonia in ritardo. Poi tutto accade in fretta, molto in fretta.
Alla mia destra ho Maurizio; alla mia sinistra la Bucciarelli.
E’ Cecilia Scerbanenco a leggere il verdetto.
Marco Vichi, con Morte a Firenze.
Cavolo, c’avevo sperato.
Vichi si volta verso la Bucciarelli per esprimerle il suo sgomento.
Elisabetta sembra prenderla bene.
Io batto le mani.
Prima ancora di aver il tempo di metabolizzare, cominciano a scorrere le immagini del film Zombieland. Beh, è un po’ troppo e non solo per me.
Ci rifugiamo in un posto molto fighetto, il bar Roma, dove ci ritroviamo tutti, ma proprio tutti. Finalisti (manca la Bucciarelli che è già partita per Milano), mogli, compagne, giurati (alcuni), giornalisti e… Savatteri. Ordiniamo la grolla dell’amicizia, una specie di bomba alcolica che sa di napalm (sì, l’ho assaggiato e allora?) alla quale appozziamo tutti insieme. Con ammirabile maestria Savatteri guida il cazzeggio. E’ una serata tra amici; non ci sono né vincitori, né vinti. Da domani saremo di nuovo tutti sulla tastiera del pc a buttar giù il prossimo romanzo, magari pensando all’edizione dello Scerbanenco che dovrà vincere.
Con colpo di classe finale Savatteri convince/costringe Vichi a pagare il conto. Dal suo premio vanno scalati 122 euro di alcolici ad alta gradazione.
Anzi, per dirla tutta dormo come una pietra in qualunque circostanza purchè non ci sia un’urgenza a fiatarmi sul collo. E questa mattina non c’è alcuna urgenza, solo un piacevole impegno: fare colazione con Maurizio De Giovanni e sua moglie Paola. Li raggiungiamo, in ritardo, nella sala da pranzo dell’hotel, dove troviamo una sorpresa: i sardi. O meglio, quello che resta della pattuglia dei sardi: Giulio Angioni e Giorgio Todde. Che, per darvi un’idea, sono due scrittori veri. Antropologo, vincitore del Premio Dessì e del Premio Mondello Angioni; oculista noirista vincitore del Berto e creatore (o meglio resuscitatore) di Efisio Marini l'altro. Entrambi con il pregio di essere esilaranti come i due vecchietti del palco del Muppet Show. Così tra una chiacchiera e l’altra, complice la giornata spettacolare che si è aperta su Courmayeur, arriviamo in ritardo al primo appuntamento vero della giornata: la tavola rotonda su Piazza Fontana. A moderarla c’è un vecchio amico, Gaetano Savatteri. Gli altri non li conosco, ma è tutta gente che mi aiuta a comprendere qualcosa di una vicenda di cui non so un bel niente e ho colpevolmente trascurato. Sullo schermo passano le immagini del dicembre 1969: io avevo due mesi e Bruno Vespa stava già in tv.Dobbiamo andare via prima: a mezzogiorno c’è la mia presentazione al Jiardin de l’Ange. Non mi faccio molte illusioni, Courmayeur si è svuotata e a mezzogiorno qui si mangia. Ma non ho fatto i conti con l’amore per il noir che porta fin qui appassionati da ogni dove, così di gente in sala ce n’è più di quanta sperassi. Fila tutto liscio: Valerio Calzolaio è brillante e conosce a fondo il romanzo; il pubblico è attento e la mezz’ora a nostra disposizione fila via come una chiacchierata tra amici. Finita la presentazione Maurizio e Paola insieme ad Angioni e Todde hanno avuto una grande idea: approfittare della bellissima giornata per andare sul Monte Bianco.
All’una e cinque siamo ai piedi della funivia, ma – siccome sono solo i terroni che non hanno voglia di lavorare – qui si fa la pausa dalle 13 alle 14, quindi ci rassegniamo a mangiare polenta e fonduta in uno chalet vicino. Dove però il proprietario è calabrese così come – ci viene rivelato – il 60 per cento della popolazione di Courmayeur. Ecco forse spiegata la pausa pranzo alle funivie.Satolli entriamo in una cabina degli anni ‘50 (e orgogliosa di esserlo) che a tappe ci porta fino a 3.400 metri. Su di noi volteggiano i gracchi delle Alpi, l’aria è quasi immobile, il freddo è così secco che i –2 nemmeno si sentono. Intorno a noi si erge una corona così stupefacente che si può immaginare la mano di Dio mentre la intaglia.
Torniamo a Courmayeur che è quasi ora della presentazione di Donato Carrisi e di Maurizio. Abbiamo saputo che i giurati sono già in conclave, ma preferiamo non pensarci: c’è ancora troppo da divertici. Facciamo una nuova conoscenza: Roberto Ricciardi, un colonnello dei carabinieri che ha vinto il premio Tedeschi 2009 e si è conquistato la pubblicazione nel giallo Mondadori. Entra anche lui nel nostro clan sgangherato. Ci ritroviamo tutti al Jiardin de l’Ange e finalmente conosco Carrisi. E’ diverso da come lo descrivono. Potrebbe darsi più arie di una mongolfiera e invece è lì tranquillo che cerca di capire in mezzo a chi è finito. Il clan decide di abbassare la guardia e di iscriverlo ad honorem. Maurizio conduce la sua presentazione come uno skipper porterebbe una barca in porto e viene proprio voglia di conoscere il suo commissario Ricciardi. Riusciamo a trascinare Vichi e la Bucciarelli sul palco per la foto di famiglia in cui – manco a dirlo – compare anche Savatteri.
Si va a bivaccare nel grande salone dell’hotel Royal. Si chiacchiera di tutto; i crocchi si compongono e scompongono. Come per assisterci nella volata finale si sono materializzati gli editor e gli uffici stampa delle nostre case editrici.
Andiamo a cena tutti insieme. Si parla dei grandi misteri di questo Paese (è per questo che siamo qui, no?) e di cazzeggia mangiando
nouvelle cousine alla valdostana. Poi, all’improvviso, sono le dieci. Nessuno di noi sembra aver saputo in anticipo chi ha vinto. Forse, memori dell’amarezza che contraddistinse le ultime battute della scorsa edizione, i giurati sono riusciti a rispettare e a far rispettare la consegna del silenzio.Arriviamo alla cerimonia in ritardo. Poi tutto accade in fretta, molto in fretta.
Alla mia destra ho Maurizio; alla mia sinistra la Bucciarelli.
E’ Cecilia Scerbanenco a leggere il verdetto.
Marco Vichi, con Morte a Firenze.
Cavolo, c’avevo sperato.
Vichi si volta verso la Bucciarelli per esprimerle il suo sgomento.
Elisabetta sembra prenderla bene.
Io batto le mani.
Prima ancora di aver il tempo di metabolizzare, cominciano a scorrere le immagini del film Zombieland. Beh, è un po’ troppo e non solo per me.
Ci rifugiamo in un posto molto fighetto, il bar Roma, dove ci ritroviamo tutti, ma proprio tutti. Finalisti (manca la Bucciarelli che è già partita per Milano), mogli, compagne, giurati (alcuni), giornalisti e… Savatteri. Ordiniamo la grolla dell’amicizia, una specie di bomba alcolica che sa di napalm (sì, l’ho assaggiato e allora?) alla quale appozziamo tutti insieme. Con ammirabile maestria Savatteri guida il cazzeggio. E’ una serata tra amici; non ci sono né vincitori, né vinti. Da domani saremo di nuovo tutti sulla tastiera del pc a buttar giù il prossimo romanzo, magari pensando all’edizione dello Scerbanenco che dovrà vincere.
Con colpo di classe finale Savatteri convince/costringe Vichi a pagare il conto. Dal suo premio vanno scalati 122 euro di alcolici ad alta gradazione.
mercoledì 9 dicembre 2009
Couurmayeur, i sardi e il nero
Primo giorno di Noirfest. Stessa atmosfera dell'anno scorso, ma con meno neve. Per fortuna: posso finalmente vedere che faccia ha Courmayeur. E qualche sorpresa: prima fra tutte Maurizio De Giovanni uno che - come ha potuto sperimentare chi ha seguito il forum sul sito del Noirfest e qualche botta e risposta su l'Angolo Nero - non le manda a dire. Ci siamo presi subito con Maurizio e lo stesso hanno fatto le nostre mogli: non siamo dei grandi frequentatori dell'ambiente e condividere un certo spaesamento fa sentire meno la sindrome del pesce fuor d'acqua. Il sole ci ha accolto nello struscio da Immacolata: bella gente, belle macchine, bei soldi. Mancano solo le Mini che l'anno scorso affollavano ogni angolo di Courmayeur, ma mi sembra di aver capito che mostrando teutonico coraggio lo sponsor dell'anno scorso ha suonato la ritirata e ha lasciato tutto nelle mani delle tanto bistrattate istituzioni che invece non si sono tirate indietro e anche quest'anno hanno fatto marciare il festival. Rintronati dalla sveglia alle sei, dall'alta quota e da una micidiale crepe con speck e brie abbiamo avuto solo il tempo di riprenderci un po' e poi via al primo appuntamento: la tavola rotonda Meglio sardi che noir. Un'ora filata liscia come l'olio, a parlare di sarditudine, di noiritudine, delle maledizioni insulari e di antropologia con Marcello Fois che coordinava una nutrita e interessante pattuglia di sardi scelti ad hoc. Poi le presentazioni dei primi due finalisti dello Scerbanenco: Elisabetta Bucciarelli e Marco Vichi.
Fuori fa -7 quando ci rintaniamo in un bar a sorseggiare irish coffee e cioccolta calda. Maurizio racconta la sua straordinaria avventura editoriale e si lascia ascoltare come sa fare un grande affabulatore. A cena la sindrome del pesce fuor d'acqua torna a farsi sentire fino a quando non arriva la pattuglia di sardi che qui non ha niente da vincere nè da perdere. Con loro si parla di tutto - proprio tutto - dai libri di Alajmo al silenzio di Piazzese, da Distretto di Polizia ai dieci libri italiani più venduti in Italia negli ultimi 100 anni (per la cronaca il primo è Il Gattopardo e il decimo Va' dove ti porta il cuore). Si mangia bene e si chiacchiera ancora meglio. Poi tutti (o quasi) a vedere Jennifer's body, scritto da Diablo Cody (Juno) che si fa vedere sul palco più easy di come uno se la immaginerebbe. Vado a letto con la conferma che l'horror non è proprio il mio genere.
Fuori fa -7 quando ci rintaniamo in un bar a sorseggiare irish coffee e cioccolta calda. Maurizio racconta la sua straordinaria avventura editoriale e si lascia ascoltare come sa fare un grande affabulatore. A cena la sindrome del pesce fuor d'acqua torna a farsi sentire fino a quando non arriva la pattuglia di sardi che qui non ha niente da vincere nè da perdere. Con loro si parla di tutto - proprio tutto - dai libri di Alajmo al silenzio di Piazzese, da Distretto di Polizia ai dieci libri italiani più venduti in Italia negli ultimi 100 anni (per la cronaca il primo è Il Gattopardo e il decimo Va' dove ti porta il cuore). Si mangia bene e si chiacchiera ancora meglio. Poi tutti (o quasi) a vedere Jennifer's body, scritto da Diablo Cody (Juno) che si fa vedere sul palco più easy di come uno se la immaginerebbe. Vado a letto con la conferma che l'horror non è proprio il mio genere.
lunedì 7 dicembre 2009
Courmayeur Express
Bagagli essenziali, macchina fotografica a posto, biglietti a portata di mano. Domattina si parte per Courmayeur. L'impegno - che spero di mantenere - è di darvi su queste 'pagine' un resoconto dettagliato di ciò che accadrà. E ne accadranno delle belle, ne sono convinto, visto soprattutto chi saranno i miei compagni di avventura. L'appuntamento, per quanto mi riguarda, è mercoledì 9 alle 12 al Jardin de l'Ange, dove Valerio Calzolaio presenterà In terra consacrata per la finale del Premio Scerbanenco. Chi sarà da quelle parti si faccia vedere!
mercoledì 2 dicembre 2009
In Terra Consacrata è in finale!
E' fatta: In Terra Consacrata è in finale al Premio Scerbanenco. Certo non sarà facile: dovrò vedermela con Donato Carrisi, Marco Vichi, Elisabetta Bucciarelli e Maurizio De Giovanni, ma vorrei che la due giorni di Courmayer - 8 e 9 dicembre - fosse innanzitutto un'occasione per fare nuove conoscenze e divertirsi. Non c'è alcun buonismo in questo: parto consapevole di avere le carte in regola per vincere e so già che se non dovessi farcela ci resterei malissimo. Mi piacerebbe però che l'atmosfera fosse quella dell'anno scorso: una sconclusionata comitiva di scrittori che si ritrova quasi per caso in mezzo a due metri di neve a parlare di letture e scritture, di fesserie e di cose serie, magari senza darsi troppe arie. Sarebbe bello, no?
mercoledì 18 novembre 2009
Ecco le istruzioni per votare
Ecco le istruzioni per votare per “In terra consacrata” al Premio Scerbanenco
Tutto quello che serve è:
- un collegamento a internet
- una casella di posta elettronica
- un documento di identità a portata di mano
La prima cosa da fare è andare all’indirizzo http://www.noirfest.com/iscriviti.asp. Comparirà la schermata qui sotto che dovete compilare in ogni campo. Potete anche ignorare la parte “scegli il tuo avatar” e premere direttamente il pulsante “iscriviti”
Fatto ciò andate alla vostra casella e-mail: troverete un messaggio proveniente dall’indirizzo webmaster@noirfest.com. Apritelo e ciccate sul link che vi trovate all’interno: è la richiesta che il sistema fa per verificare che abbiate realmente chiesto l’iscrizione alla votazione. Se il link non funzionasse, copiatelo e incollatelo sulla barra degli indirizzi del vostro browser. A questo punto tornate sulla vostra casella di posta: vi sarà arrivato un nuovo messaggio in cui vi viene data la password per votare. Andate al sito http://www.noirfest.com/login.asp e inserite il vostro indirizzo e-mail (che funge da username) e la password. Entrerete così nella lista dei candidati e ‘In terra consacrata’ è il secondo titolo. Una volta che avrete votato potrete (se ne avete voglia) anche partecipare al forum all’indirizzo http://www.noirfest.com/forum.asp per convincere gli altri elettori che ‘In terra consacrata’ è davvero il romanzo che merita di vincere.
Come vedete è un meccanismo piuttosto farraginoso, ma dovrebbe mettere al sicuro dai clamorosi brogli dell’anno scorso. Sembra una procedura lunga, ma vi assicuro che se ne esce in meno di cinque minuti. Grazie a tutti per la pazienza.
Tutto quello che serve è:
- un collegamento a internet
- una casella di posta elettronica
- un documento di identità a portata di mano
La prima cosa da fare è andare all’indirizzo http://www.noirfest.com/iscriviti.asp. Comparirà la schermata qui sotto che dovete compilare in ogni campo. Potete anche ignorare la parte “scegli il tuo avatar” e premere direttamente il pulsante “iscriviti”
Fatto ciò andate alla vostra casella e-mail: troverete un messaggio proveniente dall’indirizzo webmaster@noirfest.com. Apritelo e ciccate sul link che vi trovate all’interno: è la richiesta che il sistema fa per verificare che abbiate realmente chiesto l’iscrizione alla votazione. Se il link non funzionasse, copiatelo e incollatelo sulla barra degli indirizzi del vostro browser. A questo punto tornate sulla vostra casella di posta: vi sarà arrivato un nuovo messaggio in cui vi viene data la password per votare. Andate al sito http://www.noirfest.com/login.asp e inserite il vostro indirizzo e-mail (che funge da username) e la password. Entrerete così nella lista dei candidati e ‘In terra consacrata’ è il secondo titolo. Una volta che avrete votato potrete (se ne avete voglia) anche partecipare al forum all’indirizzo http://www.noirfest.com/forum.asp per convincere gli altri elettori che ‘In terra consacrata’ è davvero il romanzo che merita di vincere.
Come vedete è un meccanismo piuttosto farraginoso, ma dovrebbe mettere al sicuro dai clamorosi brogli dell’anno scorso. Sembra una procedura lunga, ma vi assicuro che se ne esce in meno di cinque minuti. Grazie a tutti per la pazienza.
Iscriviti a:
Post (Atom)