Due Madri - il booktrailer - in libreria dal 14 aprile

domenica 25 luglio 2010

Elogio del coattume

Gli amanti delle conspiracy theory dovrebbero tralasciare per un po' le baggianate sull'11 settembre e sulle scie chimiche e concentrarsi su quello che Sky Tg24 sta facendo con un paio di ragazzotte romane molto, molto coatte. Complice la penuria di notizie e la calura estiva, qualcuno nell'edificio tutto-vetro di via Salaria deve aver pensato che può essere divertente giocare per qualche tempo a Ed-Tv e trasformare in un reality la vita di due borgatare sorprese a parlare come i personaggi di un film di Verdone sulla verdonissima spiaggia di Ostia.

Tutto è cominciato con un'intervista alle due - entrambi più o meno sedicenni - che dicevano di voler combattere la calura a colpi di Calippo e di bira. Il video dura meno di un minuto e prima che su YouTube avesse più di 500 visualizzazioni, Sky la sparava come 'il tormentone dell'estate'. In realtà non era affatto un tormentone, ma a forza di farlo passare in loop ogni mezz'ora, Sky è riuscito a farcelo diventare. E non contento di aver donato alle due il loro quarto d'ora di gloria, il Tg è tornato oggi con un servizio in cui mostra come siano diventate le star della spiaggia, puntino a fare cinema e tv e siano invitate a fare serate nei locali del litorale romano.

Chiosa finale su un dettaglio che il servizio cerca di far passare per trascurabile, ma che a ben pensarci trascurabile non è: una delle due a 16 anni è ancora in terza media perchè è stata seccata, cioè bocciata per ben due volte. "Però so' simpatica" si consola suggendo l'ennesimo Calippo davanti alla telecamera come se cercasse di consolare quelle migliaia di genitori che - attoniti davanti alla tv - si domandano perché le loro figlie, invece di perdere tempo a studiare, non cerchino di conquistare il loro quarto d'ora da Grande Fratello facendosi una bella bira sulla sabbia arroventata.

venerdì 2 luglio 2010

Uomini, scrittori e caporali al Ninfeo dello Strega

Ci sono occasioni in cui bisogna guardare ai dettagli. Dettagli che solo la tv può regalare e che possono svelare molte cose che stando sul posto non si potrebbero cogliere. Se ieri sera fossi stato al Ninfeo invece che a casa, mi sarei perso alcune piccole cose rivelatrici del carattere dei finalisti dell'edizione 2010 del Premio Strega. Il vincitore, innanzitutto. Antonio Pennacchi mi sta davvero simpatico, perché rappresenta quella romanità genuina che sono alcuni romani d'adozione riescono a coltivare e maturare. Ho letto degli estratti del suo 'Canale Mussolini' e sono convinto che deve essere un buon libro, tanto che la mia prossima puntata in biblioteca sarà per consegnare Nicolai Linin e ritirare il suo. Però non bisogna confondere le qualità dello scrittore con le qualità dell'uomo. Non svelo nessun mistero se dico che spesso ottimi scrittori sono uomini discutibili. E devo dire che ieri qualche perplessità me l'ha suscitata una battuta di Pennacchi. Una di quelle cose dette quasi senza pensarci, nella convinzione che i microfoni siano spenti o che quello accesso nei paraggi sia abbastanza lontano da non captare parole inopportune. Ieri sera Pennacchi è salito sul palcoscenico del Ninfeo con un bastone perché il mal di schiena gli impediva di muoversi con agilità. Quando i fotografi gli hanno chiesto di salire sul palchetto per essere più visibile, qualcuno lo ha aiutato e lui si è lasciato sfuggire questa battuta: "piano che sennò faccio la fine di mio fratello".
Conoscevo Gianni Pennacchi perché abbiamo fatto alcune missioni insieme. Era un buon giornalista, uno di quelli che non si danno arie e fanno bene il loro lavoro, senza risparmiare consigli ai colleghi meno esperti. E mi ha molto impressionato la fine che Gianni ha fatto. A Natale scorso si è arrampicato su una scala per prendere dal soppalco l'albero sintetico da addobbare, ha perso l'equilibrio, è caduto male e si è provocato una bruttissima emorragia interna che non gli ha lasciato scampo. Una morte stupida, ingiusta, che ha molto colpito tutti noi che lo conoscevamo. Una morte su cui non non avremo mai scherzato. E invece chi ci ha scherzato è stato proprio suo fratello che pure meno di cinque minuti dopo gli ha dedicato lo Strega.
Un altro episodio riguarda il Grande Trombato di questa edizione. Paolo Sorrentino è senza ombra di dubbio uno dei migliori - se non il migliore - regista italiano in circolazione. I suoi film sono stati tutti grandi successi di critica (cosa alla quale i cineasti italiani tengono molto di più che al botteghino) e l'arrivo in cinquina con il romanzo d'esordio sembrava più un capriccio d'autore che una vera pretesa. Eppure lui - l'unico che da una mancata vittoria non aveva da rosicare più di tanto - intervistato da Lamberto Sposini sulla modesta prestazione del suo 'Hanno tutti ragione' tra i 400 amici della domenica, si è lasciato andare a un paio di commenti da rosicone d.o.c. che dovrebbero aver amareggiato i suoi fan meno smaliziati. Roba che neppure la Salma sarebbe riuscito a eguagliare.
Ma la vera grande sconfitta non è Silvia Avallone che - da ragazza intelligente qual è - ha capito bene che il caso Paolo Giordano è l'eccezione e non la regola, ma la Rizzoli che dopo aver speso una barca di quattrini nella promozione di 'Acciaio' e aver schierato al Ninfeo non l'artiglieria pesante, ma l'arsenale nucleare (Cesare Romiti e Paolo Mieli in persona) ha incassato l'ennesimo ceffone a due mani dalla Mondadori. Si parla tanto di strapotere della Mondadori, ma nessuno si domanda se invece non ci sia qualcosa (o qualcuno) di profondamente sbagliato nell'organigramma della Rizzoli. Che per quanto si possa organizzare una massiccia campagna di lancio su un romanzo che a detta di molti è davvero buono (ahimè confesso di non averlo ancora letto) resta una cialtroneria di fondo capace di minare qualunque sforzo. E parlo per esperienza diretta: chi segue questo blog sa che ho una controversia in corso con la Rizzoli per il fatto che ha utilizzato il titolo 'Il Corruttore' per il romanzo di un celebre psichiatra appena sei mesi dopo che il mio 'Il Corruttore' era stato in finale allo Scerbanenco proprio con un altro libro di Rizzoli. Qualcuno non si è neppure preso la briga di andare a controllare su Google: ancora oggi sono la seconda voce nel motore di ricerca e allora ero la prima. Ma ci sarà pure un giudice a Berlino...

sabato 12 giugno 2010

La vuvuzela nella lista nera!

L'uomo che vedete nella foto rischia di essere perseguito per crimini contro l'umanità. Calcolando una media di 500 milioni di telespettatori per ogni partita dei Mondiali in Sudafrica, bisogna tenere conto dell'impatto planetario di quello che Roberto Alajmo ha definito "rottura acustica di coglioni" in un post sul suo blog. In tempi non sospetti, durante la Confederation Cup mio figlio - grande appassionato di calcio, a differenza di me - aveva lanciato la'allarme: "se fanno questa confusione durante i Mondiali diventeremo tutti scemi". Ora in redazione il costante e devastante ronzio della vuvuzela, quella assurda tromba monotono con cui i tifosi sudafricani cercano (riuscendoci, temo) di stordire i giocatori in campo, sta avendo sulla mia psiche effetti più devastanti del notiziario di Sky Tg24 in loop. Le modeste prestazioni di certe squadre nelle prime giornate (penso al povero Green che ha regalato il pareggio agli Usa o a una pietosa Grecia) mi fanno pensare che quella dei tifosi sudfafricani sia una strategia precisa per far vincere la loro nazionale. Se ci riusciranno mi immagino Hamas rinunciare ai fallimentari Qassam per far suonare migliaia di vuvuzele lungo il confine tra la Striscia di Gaza e Israele; i Talebani assediare Kandahar con quell'orribile mix di "rutto e ronzio" (la citazione è ancora da Alajmo) e i nordcoreani rispondere agli assordanti messaggi propagandistici provenienti dal Sud con una cacofonia di trombe di plastica certamente meno costose di una bomba atomica. Almeno fino a quando la vuvuzela non entrerà nella lista delle WMD, le armi di sterminio.

Un agghiacciante aggiornamento di lunedì 14: le vuvuzela non saranno vietate. Lo ha annunciato il portavoce del comitato organizzatore, Rich Mkhondo. Ieri il presidente del Comitato aveva minacciato di mettere al bando le famose trombette spacca timpani e oggi i produttori si sono convinti ad abbassarne la potenza a causa dell'eccessivo volume. "Le vuvuzuela non saranno vietate. Fanno parte della nostra cultura. Siete nostri ospiti, per questo abbracciate la nostra cultura e il nostro modo di festeggiare", ha detto il portavoce.

giovedì 10 giugno 2010

La terrazza Bellonci, lo Strega e il New Yorker

All'indomani della serata sulla terrazza di casa Bellonci per definire la cinquina dello Strega 2010, mi sembra all'uopo dare eco alla fantastica copertina di questa settimana del New Yorker

venerdì 4 giugno 2010

Guarda che radio!

Conosco Maurizio Molinari (non quello de La Stampa) da anni, da quando ha fatto uno stage all'Agi proprio da noi agli Esteri. Io l'avrei assunto senza perdere un attimo di tempo, ma il suo passaggio in agenzia non ha coinciso con uno dei momenti più floridi della storia dell'editoria italiana e la situazione all'Agi non fa eccezione. Ora i più volenterosi di noi sono impegnati in una disperata battaglia per fargli avere almeno un contratto di collaborazione da Bruxelles, dove si è trasferito da qualche tempo, ma anche per questa soluzione le condizioni non sono ideali. Questa è una delle ragioni per cui ho particolarmente a cuore il suo destino professionale: quando lavori con qualcuno che non è uno stronzo arrogante finisci comunque per affezionarti, a meno che al posto del cuore non hai una spugna e del cervello un sacchetto di segatura. Ma non è solo per questo. Maurizio è brillante, colto, simpatico, dotato di una ironia sottile e penetrante ed è anche il giornalista d'agenzia più veloce con cui io abbia mai lavorato. Se a questo aggiungete che parla tre o quattro lingue, beh...
Maurizio è anche non vedente. Ho detto 'anche', non 'però', perché per quella che è stata la mia esperienza con lui, la sua condizione non ha mai minimamente influito sulla sua professionalità. C'è stato, è vero, qualche problema quando hanno cambiato la macchinetta per il caffè e lui non aveva ancora memorizzato la posizione dei tasti, ma è il genere di cosa sulla quale credo si possa passare.
Eppure Maurizio è stato discriminato.
Perché francamente non so che altra definizione si possa dare a quello che gli è successo con Radio Max, emittente della civilissima Austria, talmente civile da non aver perso il vizio di avere un atteggiamento che potremmo definire poco costruttivo con le persone che hanno una qualche disabilità. Se Maurizio fosse stato sordo o muto, avrei capito la loro preoccupazione. Ma ricordo un giornalista radiofonico Rai che ha progressivamente perso la vista eppure ha continuato a lavorare, grazie a un tutto sommato modesto adattamento delle apparecchiature. La radio, se non mi sbaglio, è quello strumento con il quale - da qualunque parte si stia - non serve vedere, ma parlare e ascoltare.
Eppure Maurizio è stato discriminato.
Mi ha inoltrato la sua testimonianza che voglio condividere con voi:

Qualche settimana fa, era passato l'annuncio di una radio austriaca, Radio Max, che cercava conduttori di lingua italiana. Ho mandato il curriculum, non specificando che ero non vedente, e mi hanno chiamato per il casting. Il colloquio era stato fissato per martedì 8 giugno, io ho già
prenotato il biglietto per Vienna da Bruxelles. Loro ancora non mi facevano sapere né dove esattamente avrebbe avuto luogo il colloquio, né dove sarei stato in albergo. Io, saputo che ero stato selezionato per il colloquio, ho fatto loro presente il mio handicap, in caso fosse previsto qualche test scritto o comunque perché mi sembrava giusto che lo sapessero.
Ecco la mail di risposta, arrivata stasera (il 3 giugno, ndr) alle 23.15:

Oggetto: Siamo dispiaciuto

Mail:
Gentile Maurizio Molinari,
mi dispiace che la comunicazione tra di noi non sembra di funzionare bene, cioè, con gli altri invitati al colloquio non c´erano alcuni problemi con le mail, non so pero sembra che non ricevo tutte le mail. Ho dovuto aspettare delle voci dei miei responsabili. Visto che lei ci ha comunicato abbastanza tardi che è non vedente, perché avrebbe dovuto informarci magari quando ha fatto domanda, ci sono subentrati dei problemi, perché il nostro studio non è costruito per non vedenti. Qua ci potrebbero esserci dei problemi, dovevamo parlare con i tecnici, ma è semplicemente così che non abbiamo la possibilità per adattare lo studio perciò ci dispiace molto ma non la possiamo considerare per i colloqui, avrebbe dovuto dircelo quando ha fatto domanda, così potevamo evitare tutti questi in comprensivi. Le auguriamo buone cose per il suo lavoro.
Cordiali saluti


Sapete cosa mi piacerebbe? Che chi andasse a fare il colloquio lo sostenesse con una benda sugli occhi, tanto per dimostare a questa gente che si può fare radio anche senza essere costretti a guardarli in faccia.

sabato 29 maggio 2010

Tornare a Palermo

Leggo del nuovo libro di Giorgio Vasta: 'Spaesamento'. Me ne ha accennato qualcosa in un incontro casuale e frettoloso che abbiamo avuto a Palermo qualche mese fa. 'Il tempo materiale' mi è piaciuto molto e da tempo seguo Contromano di Laterza, grazie soptrattutto alle imperdibili uscite di Roberto Alajmo. Quindi questo 'Spaesamento', che esce proprio per la collana di Laterza, porta con sé una doppia garanzia. Ho trovato l'incipit in rete e mi sono stupito - non troppo per la verità - nello scoprire di condividere con Giorgio (oltre alla città di nascita, il quartiere dove siamo cresciuti, il Liceo e la sezione) lo stesso straniante sentimento ogni volta che usciamo dal finger nell'aerostazione di Punta Raisi. E che è mirabilmente descritto nelle poche righe che trovate qua: Spaesamento